Lo
sciopero della fame che 1500 detenuti palestinesi stanno portando
avanti da alcuni giorni all'interno delle carceri israeliane
comincia a dare i primi frutti. Confermando quanto denunciato dai
prigionieri, la polizia militare israeliana ha confessato oggi che
circa seicento soldati sono effettivamente sotto inchiesta per
abusi nei confronti dei palestinesi.
114 procedimenti sono inerenti proprio ad umiliazioni ai danni dei
prigionieri, 217 a violenze e 88 ad uccisioni. 181 indagini
riguardano invece i saccheggi compiuti da uomini dell'esercito
nelle case dei palestinesi.
La polizia ha inoltre comunicato che 56 soldati sono già stati
condannati dai tribunali militari.
Lo sciopero dei detenuti era proprio rivolto a chiedere migliori
condizioni di vita nelle carceri e, soprattutto, la fine delle
violenze.
Il leader del comitato per la difesa dei prigionieri, Issa Karake,
aveva in particolare chiesto la fine dei metodi di detenzione
"umilianti".
In segno di solidarietà con i connazionali in sciopero della fame,
il premier palestinese Abu Ala ha proclamato per oggi una giornata
di digiuno nei territori.
Da parte sua il ministro della sicurezza interna israeliana, Tzahi
Hanegbi, ha fatto invece sapere che non cambierà le regole nei
penitenziari anche se "i terroristi in carcere dovessero fare lo
sciopero della fame fino alla morte".
La polizia penitenziaria israeliana, preoccupata per la salute dei
detenuti, ha invece pensato di cucinare di fronte alle celle delle
bistecche, sperando che l'odore della "carne cotta alla brace"
possa convincere i prigionieri a desistere dal loro sciopero.
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