Fidel
Castro ha rifiutato con sdegno gli aiuti economici che gli Stati
Uniti avevano offerto al popolo cubano per sanare le ferite
provocate dal passaggio dell'uragano Charley.
Il generoso contributo era stato annunciato lo scorso 13 agosto
dal portavoce del Dipartimento di Stato americano Richard Boucher
che, esprimendo "solidarietà al popolo cubano", aveva reso noto
che l'amministrazione di George W. Bush era pronta a farsi carico
di una parte delle spese di ricostruzione.
"Il popolo cubano può contare sull'appoggio degli Stati Uniti in
questi momenti difficili - aveva affermato Boucher - stiamo
lavorando per aiutarlo ad affrontare la crisi umanitaria che oggi
affronta".
Ma dal lìder maximo è arrivato un categorico rifiuto e l'offerta
americana, giudicata cinica ed ipocrita, è stata rispedita al
mittente. All'origine di questa decisione vi è una triplice
motivazione.
Tanto per cominciare il regime dell'Avana ha definito
"un'umiliante elemosina" i cinquantamila dollari che la Casa
Bianca aveva stanziato per l'isola. Cuba è stata infatti colpita
parecchio duramente dalla furia dell'uragano, è sufficiente
pensare che Charley ha raso al suolo circa quarantamila case.
In secondo luogo Cuba non dimentica che lo stato che oggi offre
questo denaro è lo stesso che da oltre quarant'anni sta
strangolando con un pesantissimo embargo l'economia dell'isola.
"Il popolo ed il Governo cubani considerano quest'offerta
assolutamente inaccettabile - si legge in un comunicato ufficiale
dell'Esecutivo dell'Avana - dal momento che disconosce
impudicamente i danni causati dalla guerra economica condotta da
più di quarant’anni contro il nostro paese dalle amministrazioni
Usa che si sono succedute in questo periodo".
Infine, Fidel Castro sospetta che dietro a tanta generosità, si
nasconda una manovra reazionaria volta a rovesciare il regime
socialista. Per il dittatore, infatti, "la dichiarata intenzione
del Governo nordamericano di mettere queste risorse in mano ad
organizzazioni indipendenti dal Governo cubano, rivela chiaramente
i torbidi propositi di questa manovra, lontani da un vero
interesse al benessere della popolazione colpita".
Ribadendo che "nessun cubano è mai rimasto né mai rimarrà
abbandonato a seguito di un disastro naturale", l'Avana ha dunque
rifiutato il prezioso assegno di Washington.
"Cuba non accetterà un cosiddetto aiuto proveniente dal governo
del paese che ci aggredisce e cerca di farci arrendere per fame e
necessità - si legge ancora nel comunicato - Cuba supererà questa
situazione con lo sforzo e l’impegno del suo popolo e della sua
Rivoluzione.
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