La
guerra ai matrimoni gay che il presidente degli Stati Uniti George
W. Bush sta conducendo da tempo ha trovato un ostacolo imprevisto.
A poche settimane dalle elezioni Dick Cheney ha infatti deciso di
schierarsi a favore dei diritti delle persone omosessuali.
Nel corso di un comizio nello stato dell'Iowa, il vice del leader
repubblicano ha sostenuto apertamente una riforma che permetta le
nozze tra persone dello stesso sesso. Al suo fianco c'erano la
moglie Lynne e la figlia Mary, che da diverso tempo ha dichiarato
la sua omosessualità.
"Lynne ed io abbiamo una figlia gay, è per questo che la nostra
famiglia è così sensibile a questa questione - ha detto Cheney -
per quel che concerne le relazioni, la mia posizione è che la
libertà debba significare libertà per tutti. Ognuno deve essere
libero di avviare le relazione che desidera".
Una
posizione decisamente inconciliabile con quella dell'inquilino
della Casa Bianca, che lo scorso maggio si era reso protagonista
di una dura polemica con la Corte Suprema del Massachusetts, che
aveva riconosciuto la legittimità delle unioni tra persone dello
stesso sesso.
"Dobbiamo difendere e proteggere il matrimonio come simbolo
dell'unione tra uomo e donna - aveva affermato - la sacra
istituzione del matrimonio non dovrebbe essere ridefinita da pochi
giudici attivisti".
Pur di fermare la pratica dei matrimoni tra gay, il presidente
statunitense si era detto pronto a modificare la Costituzione
americana con un emendamento, una soluzione drastica, considerando
che dal 1791 ad oggi sono stati creati in tutto ventisette
emendamenti alla Costituzione, solo due negli ultimi trentatre
anni.
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