CENTOMOVIMENTI NEWS - 27 AGOSTO 2004
Iraq e ambiente: il mea culpa della Casa Bianca
REDAZIONE

A poche settimane dalle elezioni presidenziali la Casa Bianca ha deciso di fare due importanti passi all'indietro. L'amministrazione repubblicana ha confessato di essersi sbagliata nelle politiche ambientali e, poche ore dopo, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush in persona ha ammesso le proprie responsabilità nel degenerare della crisi irachena.
Al cospetto di un rapido successo militare, ottenuto in poche settimane e con un numero limitato di vittime tra i soldati, l'apparato bellico di Washington si è trovato a fronteggiare, in questo drammatico dopoguerra, una resistenza fatale per centinaia di uomini della coalizione.
Bush, in un colloquio con il principale quotidiano statunitense, il The New York Times, non ha negato di aver commesso degli errori e di aver abbassato la guardia dopo il rapido collasso del regime di Saddam Hussein. Il comandante in capo dell'esercito americano ha confessato di aver "sbagliato i calcoli su quelle che sarebbero state le condizioni dell'Iraq del dopo Saddam".

Mano di 24 ore prima la Casa Bianca aveva invece per la prima volta ammesso l'esistenza dell'effetto serra, autosmentendo buona parte delle sue precedenti politiche ambientali. Fino a ieri l'amministrazione repubblicana aveva sempre negato che l'inquinamento potesse causare un innalzamento della temperatura del globo e, in ossequio a questa dottrina, aveva rispedito al mittente tutti i trattati internazionali, come il protocollo di Kyoto, volti a ridurre le emissioni di biossido di carbonio nell'atmosfera.
Oggi l'Esecutivo di Washington ha autorizzato la diffusione on line di un rapporto nel quale l'effetto serra viene indicato come il maggior responsabile dei disastrosi mutamenti climatici degli ultimi anni. Alla stessa conclusione era arrivata lo scorso anno la responsabile dell'agenzia americana per la protezione dell'Ambiente Christie Whitman. L'esponente finì inevitabilmente per scontrasti con il resto dell'amministrazione di Bush e il 27 giugno 2003 decise quindi di rassegnare, ufficialmente per motivi familiari, le proprie dimissioni.

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