A
poche settimane dalle elezioni presidenziali la Casa Bianca ha
deciso di fare due importanti passi all'indietro.
L'amministrazione repubblicana ha confessato di essersi sbagliata
nelle politiche ambientali e, poche ore dopo, il presidente degli
Stati Uniti George W. Bush in persona ha ammesso le proprie
responsabilità nel degenerare della crisi irachena.
Al cospetto di un rapido successo militare, ottenuto in poche
settimane e con un numero limitato di vittime tra i soldati,
l'apparato bellico di Washington si è trovato a fronteggiare, in
questo drammatico dopoguerra, una resistenza fatale per centinaia
di uomini della coalizione.
Bush, in un colloquio con il principale quotidiano statunitense,
il The New York Times, non ha negato di aver commesso degli errori
e di aver abbassato la guardia dopo il rapido collasso del regime
di Saddam Hussein. Il comandante in capo dell'esercito americano
ha confessato di aver "sbagliato i calcoli su quelle che sarebbero
state le condizioni dell'Iraq del dopo Saddam".
Mano di 24 ore prima la Casa Bianca aveva invece per la prima
volta ammesso l'esistenza dell'effetto serra, autosmentendo buona
parte delle sue precedenti politiche ambientali. Fino a ieri
l'amministrazione repubblicana aveva sempre negato che
l'inquinamento potesse causare un innalzamento della temperatura
del globo e, in ossequio a questa dottrina, aveva rispedito al
mittente tutti i trattati internazionali, come il protocollo di
Kyoto, volti a ridurre le emissioni di biossido di carbonio
nell'atmosfera.
Oggi l'Esecutivo di Washington ha autorizzato la diffusione on
line di un rapporto nel quale l'effetto serra viene indicato come
il maggior responsabile dei disastrosi mutamenti climatici degli
ultimi anni. Alla stessa conclusione era arrivata lo scorso anno
la responsabile dell'agenzia americana per la protezione
dell'Ambiente Christie Whitman. L'esponente finì inevitabilmente
per scontrasti con il resto dell'amministrazione di Bush e il 27
giugno 2003 decise quindi di rassegnare, ufficialmente per motivi
familiari, le proprie dimissioni.
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