La
notizia che il candidato prediletto di Mosca si è imposto con il
73 per cento delle preferenze nelle elezioni cecene qualche dubbio
lo ha fatto venire a tutti. Il quasi plebiscito incassato da Alu
Alkhanov ha soprattutto insospettito gli Stati Uniti che, senza
mezze parole, hanno contestato a muso duro la regolarità della
tornata elettorale. La Casa Bianca si è così schierata al fianco
degli indipendentisti, che avevano subito denunciato un colossale
broglio elettorale, ed hanno puntato il dito contro il Cremlino,
parlando chiaramente di "elezioni non democratiche".
Una presa di posizione ufficiale, quella dell'amministrazione
repubblicana, che arriva dai piani alti dell'apparato governativo
di Washington, addirittura dal Dipartimento di Stato. Per Richard
Boucher, portavoce del segretario Colin Powell, durante le
consultazioni "si sono registrate gravi incongruenze". Insomma, le
elezioni "non soddisfano i criteri internazionali" perchè
macchiate da "palesi irregolarità".
"Ora Alkhanov avrà il difficile compito di ampliare la sua base di
consenso tra la popolazione cecena - ha aggiunto Boucher,
visibilmente preoccupato per il verdetto delle urne - e di
introdurre un vero pluralismo nel processo politico".
Il portavoce di Powell ha inoltre intimato al Governo di Mosca (ma
anche agli esponenti ceceni) di "porre fine a tutte le violazioni
in materia di diritti umani".
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