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CENTOMOVIMENTI NEWS - 1 DICEMBRE 2004
Dell'Utri rischia undici anni per "mafia". Casini gli esprime stima e amicizia
REDAZIONE

Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha oggi sentito il bisogno di telefonare al parlamentare di Forza Italia Marcello Dell'Utri, imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il centrista, secondo quanto si può leggere in un comunicato di Montecitorio, ha voluto esprimere all'esponente azzurro i suoi sentimenti "più profondi di stima e amicizia".
Tutto questo alla vigilia della sentenza, con il collegio giudicante presieduto dal Dottor Leonardo Guarnotta ormai già in camera di consiglio.

La telefonata tra il presidente della Camera e il senatore ha fatto andare su tutte le furie il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che ha espresso attraverso una nota la propria indignazione.
"L’Onorevole Casini da privato cittadino può telefonare a chi gli pare - ha spiegato l'ex Pm - ma se rende pubblica la telefonata vuol dire che intende dargli una valenza politica ed istituzionale".
Secondo l'europarlamentare "non si è mai visto in alcun Paese civile che la terza carica dello Stato telefoni ad un imputato per associazione a delinquere in attesa di sentenza, delegittimando, in tal modo, il lavoro dei giudici che stanno per riunirsi in camera di consiglio".
"D'altronde - ha concluso l'ex Magistrato simbolo di Manipulite - non ci si poteva aspettare altro da una persona che, come il suo omologo al Senato, andò a rendere onore non alla tomba del giudice Caponnetto, morto per aver combattuto la mafia, bensì a quella di un latitante per corruzione morto all’estero".

La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di questa settimana. L'accusa, rappresentata dai Pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo, ha chiesto la condanna ad undici anni di reclusione.
"Non vogliamo pene esemplari, vogliamo pene giuste - avevano chiarito lo scorso 8 giugno le due Toghe durante la requisitoria - non si può non tenere conto che Dell'Utri è un uomo delle Istituzioni con pochissimo senso dello Stato, perchè ha continuato a tenere contatti con esponenti di Cosa Nostra, anche quando si sono macchiati di sangue nel '92 e nel '93".
Ingroia aveva inoltre aggiunto che i rapporti tra l'esponente di Forza Italia e l'organizzazione malavitosa si sono protratti almeno fino al 1999: "Alle europee di quell'anno i boss mafiosi presero l'impegno di sostenere la candidatura di Marcello Dell'Utri".

Il 16 giugno era invece stata la volta degli avvocati delle parti civili (Comune e Provincia di Palermo), che avevano chiesto al Collegio di condannare l'imputato al pagamento di dieci milioni di euro, "un risarcimento giusto - avevano sottolineato - per un danno all'immagine dalle dimensioni colossali".
"Marcello Dell'Utri si sarebbe sporcato le mani per aiutare l'amico Silvio Berlusconi, che si trovava in difficoltà - aveva detto uno dei legali - il rapporto di amicizia tra Dell'Utri e Berlusconi è talmente saldo da indurre lo stesso Dell'Utri a mettersi completamente a disposizione del Presidente del Consiglio, che all'epoca dei fatti era solo un imprenditore".

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