
Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha oggi sentito il
bisogno di telefonare al parlamentare di Forza Italia Marcello
Dell'Utri, imputato a Palermo per concorso esterno in associazione
mafiosa. Il centrista, secondo quanto si può leggere in un comunicato di
Montecitorio, ha voluto esprimere all'esponente azzurro i suoi
sentimenti "più profondi di stima e amicizia".
Tutto questo alla vigilia della sentenza, con il collegio giudicante
presieduto dal Dottor Leonardo Guarnotta ormai già in camera di
consiglio.
La telefonata tra il presidente della Camera e il senatore ha fatto
andare su tutte le furie il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di
Pietro, che ha espresso attraverso una nota la propria indignazione.
"L’Onorevole Casini da privato cittadino può telefonare a chi gli pare -
ha spiegato l'ex Pm - ma se rende pubblica la telefonata vuol dire che
intende dargli una valenza politica ed istituzionale".
Secondo l'europarlamentare "non si è mai visto in alcun Paese civile che
la terza carica dello Stato telefoni ad un imputato per associazione a
delinquere in attesa di sentenza, delegittimando, in tal modo, il lavoro
dei giudici che stanno per riunirsi in camera di consiglio".
"D'altronde - ha concluso l'ex Magistrato simbolo di Manipulite - non ci
si poteva aspettare altro da una persona che, come il suo omologo al
Senato, andò a rendere onore non alla tomba del giudice Caponnetto,
morto per aver combattuto la mafia, bensì a quella di un latitante per
corruzione morto all’estero".
La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di questa settimana. L'accusa,
rappresentata dai Pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo, ha chiesto la
condanna ad undici anni di reclusione.
"Non vogliamo pene esemplari, vogliamo pene giuste - avevano chiarito lo
scorso 8 giugno le due Toghe durante la requisitoria - non si può non
tenere conto che Dell'Utri è un uomo delle Istituzioni con pochissimo
senso dello Stato, perchè ha continuato a tenere contatti con esponenti
di Cosa Nostra, anche quando si sono macchiati di sangue nel '92 e nel
'93".
Ingroia aveva inoltre aggiunto che i rapporti tra l'esponente di Forza
Italia e l'organizzazione malavitosa si sono protratti almeno fino al
1999: "Alle europee di quell'anno i boss mafiosi presero l'impegno di
sostenere la candidatura di Marcello Dell'Utri".
Il 16 giugno era invece stata la volta degli avvocati delle parti civili
(Comune e Provincia di Palermo), che avevano chiesto al Collegio di
condannare l'imputato al pagamento di dieci milioni di euro, "un
risarcimento giusto - avevano sottolineato - per un danno all'immagine
dalle
dimensioni colossali".
"Marcello Dell'Utri si sarebbe sporcato le mani per aiutare l'amico
Silvio Berlusconi, che si trovava in difficoltà - aveva detto uno dei
legali - il rapporto di amicizia tra Dell'Utri e Berlusconi è talmente
saldo da indurre lo stesso Dell'Utri a mettersi completamente a
disposizione del Presidente del Consiglio, che all'epoca dei fatti era
solo un imprenditore".
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