
Il ministro della Giustizia Roberto Castelli, subito dopo l'approvazione
definitiva della riforma dell'ordinamento giudiziario da parte del
Parlamento, aveva ieri espresso l'auspicio che la legge potesse essere
firmata al più presto dal presidente della Repubblica e "promulgata
quanto prima".
Parole che hanno provocato l'indignazione del Colle che, attraverso una
nota, ha chiarito che Carlo Azeglio Ciampi non ha alcun bisogno di
essere "sollecitato" per compiere il proprio dovere.
"In relazione a sollecitazioni al Capo dello Stato attribuite al
Ministro della Giustizia Senatore Roberto Castelli - si legge nel comunicato - negli ambienti del Quirinale si
sottolinea che il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi -
anche in questa occasione, così come ha fatto sempre - eserciterà le
prerogative costituzionali che gli competono nei tempi stabiliti dalla
Costituzione".
L'invito del Guardasigilli è probabilmente stato una conseguenza
del timore che il presidente possa non firmare la legge, rimandandola
alle Camere.
Sono infatti in molti, e tra loro anche il ministro leghista, a pensare
che Ciampi non "approverà" la Riforma della Giustizia del centrodestra.
A fine settembre Oscar Luigi Scalfaro aveva chiesto a Ciampi di non
firmare una Riforma che rappresenta "un'aggressione" e un "accanimento
politico" contro i Giudici.
"Il capo dello Stato - aveva spiegato - non dico può, ma deve non
firmare se la legge che gli viene sottoposta ha calpestato in qualche
modo la Carta costituzionale".
Questa mattina, un altro ex inquilino del Quirinale, il senatore Francesco Cossiga, si è detto sicuro che "questa riforma non sarà mai
applicata".
"Anzitutto, a bocciarla in prima istanza sarà il capo dello Stato,
che notoriamente è un forte giustizialista e un sostenitore
dell'Associazione nazionale magistrati - ha osservato - è noto a tutti
che Ciampi si è già impegnato con l'Anm a rinviare la legge al
Parlamento, che non credo avrà la forza di riapprovarla, dati gli
orientamenti pro-magistrati sia dell'Udc che di An".
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