
Il Direttore Generale della Rai Flavio Cattaneo ha bocciato la delibera,
presentata ieri dalle opposizioni in commissione di Vigilanza, che
chiedeva l'azzeramento del Consiglio di Amministrazione della Rai,
rimasto con soli quattro consiglieri dopo le dimissioni del presidente
Lucia Annunziata.
"La revoca del Cda è possibile con giusta causa - ha affermato - giusta
causa vuol dire Azienda in perdita, concordato fallimentare: ipotesi che
non ricorrono".
Con il documento presentato ieri, gli esponenti del centrosinistra
avevano invitato il "ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, nella
sua qualità di rappresentante dell'assemblea degli azionisti, a
richiedere formalmente le dimissioni dei consiglieri".
"Bisogna procedere - si leggeva nella delibera - in caso di inerzia o
diniego, alla loro revoca, in aderenza alla presente delibera della
commissione di Vigilanza, adottata ai sensi e per gli effetti dell'art.
20 della legge 112, a quanto disposto dal Codice civile".
La proposta era già stata bocciata nel pomeriggio di ieri dal forzista
Paolo Romani, per il quale "la revoca del cda non sta né in cielo né in
terra".
"Privare l'Azienda in questo particolare e delicato momento (con la
privatizzazione in corso, ndr) di un vertice forte ed autorevole sarebbe
un pessimo segnale ai mercati - ha spiegato l'esponente azzurro -
d'altro canto non si capisce questo protervo e continuo attacco della
sinistra al Consiglio di amministrazione: la Rai è oggi una azienda
economicamente sana, è leader degli ascolti anche a livello europeo, fa
una informazione gradita ai cittadini, ha varato la rivoluzione
tecnologica con il digitale e sta portando in porto la privatizzazione.
Non si capisce cosa vada cercando la sinistra".
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