
"La minaccia della destra di abrogare la par condicio radiotelevisiva è
di una gravità insolita e inedita persino rispetto alle consuete
pratiche della Casa delle libertà".
Il diessino Vincenzo Vita ha oggi ribadito le sue preoccupazioni per
l'annuncio, da parte della Casa delle Libertà e dello stesso premier, di
una imminente modifica della legge sulla par condicio.
Secondo l'esponente della Quercia, "nell'attuale già abnorme
concentrazione televisiva, resa più inquietante dall'esistenza del
conflitto di interessi che riguarda direttamente il presidente del
Consiglio, stravolgere la legge 28 del 2000 significa dare il via al
regime".
"L'uso libero degli spot - ha aggiunto Vita - e il clamoroso vantaggio
offerto a chi è già presente e più forte nelle aule istituzionali nel
computo dei tempi previsti per la comunicazione politica, rappresentano
un colpo di mano, che può incrinare ulteriormente l'edificio
democratico".
Per quanto riguarda invece la legge elettorale, che la Casa delle
Libertà "minaccia" di modificare entro le elezioni politiche del 2006,
si è invece detto possibilista al dialogo il leader di Rifondazione
Comunista Fausto Bertinotti.
"Se domani si discute in Parlamento su un'ipotesi di proporzionale,
eccomi qua - ha spiegato - ma proporzionale vuol dire una cosa precisa:
il sistema elettorale tedesco".
Anche Bertinotti, però, non ha nascosto timori e perplessità davanti
alla possibilità che il Cavaliere voglia semplicemente varare una legge
destinata ad aiutare la sua coalizione a vincere le elezioni.
"Se si vuole fare un trucco elettorale, non ci stiamo - ha chiarito -
Berlusconi lo ammette, quando dice che bisogna mettere insieme due
schede elettorali perché così si prendono più voti".
Tornando invece alla par condicio, hanno commentato la questione anche i
radicali che, attraverso Marco Beltrandi, hanno bocciato i progetti del
centrodestra, ma hanno anche voluto ricordare che la normativa vigente
"è stata sino ad oggi quasi costantemente violata".
"Se proprio di legge bavaglio qualcuno volesse parlare, come ha fatto
Berlusconi ancora oggi, dovrebbe quantomeno qualificarlo come strappato,
e non attribuire alla legge effetti che essa non ha mai potuto
esercitare - ha concluso - continuare a sostenere che la par condicio
avrebbe impedito alle principali forze politiche di comunicare con gli
elettori a vantaggio delle forze minori significa sostenere un falso
storico clamoroso".
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