
Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan si deve dimettere.
La richiesta è nuovamente arrivata dagli Stati Uniti, questa volta da
cinque parlamentari del Congresso di Washington. Secondo i cinque
deputati, tutti repubblicani, il numero uno del Palazzo di Vetro deve
lasciare il suo incarico a causa dello scandalo relativo alle presunte
tangenti tra esponenti dell'Onu e il regime iracheno di Saddam Hussein.
Uno scandalo che, tra gli altri, vede coinvolto anche il figlio del
segretario, Kojo Annan.
"Per me il problema non è se Kofi Annan debba rimanere in carica - ha
chiarito il deputato Scott Garrett - la questione è se debba essere
messo in carcere".
Mercoledì scorso il senatore americano Norm Coleman, che da tempo indaga
sulle presunte irregolarità commesse in seno all'Onu, aveva affermato
che "il segretario generale ha permesso la più estesa frode fiscale
nella storia delle Nazioni Unite".
Secondo il parlamentare Usa, infatti, Annan avrebbe cercato di
insabbiare lo scandalo ostacolando le indagini della commissione interna
e quelle del Senato americano.
In sostanza diversi esponenti del Palazzo di Vetro si sarebbero fatti
corrompere dal regime di Saddam Hussein e, in cambio di ingenti somme di
denaro, avrebbero permesso al dittatore di vendere illegalmente il
petrolio iracheno sfruttando le falle del programma "Petrolio in cambio
di cibo". Alcuni uomini delle Nazioni Unite avrebbero addirittura
acquistato il petrolio in prima persona.
Recentemente anche il quotidiano americano New York Times ha attaccato
il segretario generale, affermando che "difficilmente poteva ignorare
frodi e scandali di questa portata".
Nel corso di un'intervista al Financial Times, il segretario dell'Onu ha
ieri assicurato che non ha alcuna intenzione di abbandonare la sua
poltrona.
"Penso che dimettersi sarebbe relativamente facile - ha però aggiunto -
è molto più difficile restare e continuare a fare il mio lavoro".
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