
La scorsa settimana il capo dell'ufficio Affari latino-americani del
dipartimento di Stato americano Roger Noriega aveva assicurato che il
presidente degli Stati Uniti d'America George W. Bush ha deciso di
liberare Cuba dalla tirannia di Castro entro lo scadere del suo secondo
mandato.
La risposta del Governo de L'Avana non si è fatta attendere: ieri Raul
Castro, ministro della Difesa dell'isola nonché fratello minore del
dittatore, ha avvertito la Casa Bianca che le forze armate cubane, ma
anche la popolazione civile, sono pronte a respingere l'attacco.
"Gli americani non devono provare ad invadere l'isola - ha affermato con
tono di sfida - ripeterebbero gli errori fatti in Vietnam e in Iraq".
Il ministro ha inoltre annunciato che il 13 e il 19 dicembre la
popolazione e i militari saranno chiamati ad una mobilitazione generale,
una sorta di simulazione di attacco statunitense volto a dimostrare a
Washington la reale portata delle misure difensive cubane.
Lo scorso maggio l'ambasciatore cubano in Honduras, Alberto Gonzales, si
era detto certo che tra gli obiettivi di George W. Bush ci fosse anche
un conflitto contro il regime di Castro.
"Una invasione da parte degli Stati Uniti non è mai stata così vicina -
aveva spiegato il diplomatico - il nostro popolo è in allerta totale, la
nostra rivoluzione è in allerta totale".
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |