
I drammatici fatti di queste ultime giornate sono l'ennesima evidente
prova che il "caso Italia" rappresenta una vera anomalia tra le
cosiddette "Democrazie occidentali".
La seconda metà di questa settimana è stata infatti una vera tragedia
per il nostro Paese: un senatore della Repubblica, Marcello Dell'Utri, è
stato condannato a nove anni di carcere per concorso esterno in
associazione mafiosa; un deputato, Vincenzo Nespoli, è stato giudicato
colpevole di concussione; il sindaco di una grande città come Trapani,
Girolamo Fazio, giovedì è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio
e violenza privata; mentre il simbolo della politica italiana degli
ultimi dieci anni, Silvio Berlusconi, già condannato per falsa
testimonianza nell'ambito del processo relativo alla sua iscrizione alla
loggia massonica eversiva P2 e pluri-assolto in numerosi altri processi
grazie a "leggi ad personam", come quella che ha depenalizzato il falso
in bilancio, è stato ieri graziato per l'ennesima volta da una condanna
solo per prescrizione.
Tutto questo in soli tre giorni. E non va molto meglio se volgiamo lo
sguardo al passato, con il simbolo della politica italiana degli anni
'80, il socialista Bettino Craxi, costretto alla latitanza all'estero
per sfuggire alle manette e con il simbolo della politica italiana
dell'intero dopoguerra, lo scudocrociato Giulio Andreotti, dichiarato
colluso con la mafia e assolto per prescrizione. Solo per citare i nomi
più eclatanti.
Nel frattempo, che succede nel resto del mondo? E' di questa mattina la
notizia che Bernard Kerik, l'uomo che il presidente americano George W.
Bush aveva scelto come responsabile della sicurezza interna, ha
rinunciato all'incarico perché sospettato di non aver pagato i
contributi ad una sua collaboratrice domestica.
Gli Stati Uniti sono un Paese strano: siamo di fronte ad una Nazione che
a momenti incarcerava il proprio presidente, il democratico Bill
Clinton, perché aveva negato, mentendo in sede Istituzionale, di aver
tradito la moglie.
Ma, soprattutto, gli Stati Uniti hanno una strana abitudine: i politici,
prima di entrare a far parte dell'amministrazione della Casa Bianca,
vengono accuratamente messi sotto torchio dall'Fbi.
Le cose funzionano più o meno allo stesso modo anche da questa parte
dell'oceano, la scorsa settimana il ministro degli Interni del Regno
Unito è finito nell'occhio del ciclone. L'accusa (a noi italiani viene
quasi da ridere) è quella di aver accelerato le pratiche per il permesso
di soggiorno della governante della sua ex amante. Rischia di essere
processato per "abuso di potere".
Lo si può affermare con granitica certezza: per i parlamentari del
nostro Paese "spingere" la pratica di un amico (figuriamoci quella di
un'amica), è praticamente la prassi. Il popolo dello Stivale ormai non
si scandalizza neanche quando viene a sapere che un parlamentare o un
ministro è stato condannato per tangenti o per mafia. Figuriamoci per
queste inezie.
I cittadini di Stati Uniti e Gran Bretagna si indignano per molto meno,
ma anche la Francia, come del resto tutti i Paesi dell'Europa dell'Ovest
e del Nord America, è anni luce lontana da noi.
Dopo essere stato condannato in primo grado per un giro di tangenti al
Comune di Parigi, Alain Juppè si è dimesso dalla presidenza del partito
Union pour un mouvement populaire, la formazione politica di Jacques
Chirac.
Prima di essere coinvolto nello scaldalo, Juppè era considerato il
delfino del Capo di Stato francese, probabilmente destinato a
presentarsi alle elezioni presidenziali 2007. Dopo la sentenza di
secondo grado l'ex premier francese ha annunciato le dimissioni anche
dalla carica di sindaco di Bordeaux.
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