
Solo pochi giorni fa il presidente del Consiglio Berlusconi aveva
affermato: "Su Dell'Utri ci metto una, anzi, tutte e due le mani sul
fuoco". Questa mattina, dall'aula bunker del carcere Pagliarelli di
Palermo, il collegio presieduto dal Dottor Leonardo Guarnotta ha
condannato il parlamentare di Forza Italia per concorso esterno in
associazione mafiosa a nove anni di reclusione, al pagamento del spese
processuali, al risarcimento delle parti civili (danno d'immagine a
Provincia e Comune di Palermo) e all'interdizione perpetua dai pubblici
uffici.
La pubblica accusa, rappresentata dai pm Antonio Ingroia e Nico
Gozzo, aveva chiesto undici anni di carcere. Pesante condanna (sette
anni) anche per l'altro imputato del processo, Gaetano Cinà, per il
quale i pm avevano indicato una pena di nove anni.
"E' evidente che è una sentenza che conferma la validità del materiale
probatorio presentato - ha dichiarato subito dopo il verdetto il
pubblico ministero Antonio Ingroia - e spazza via tutti gli insulti che
ci sono stati rivolti durante questi sette anni".
Di parere opposto l'avvocato difensore di Dell'Utri, Enzo Trantino,
anche lui parlamentare, per il quale "ha prevalso la società dei
malfattori".
"Neppure il Tribunale di Palermo è riuscito a dominare la mandria di
pentiti che si è scagliata contro un cittadino onesto - ha affermato il
legale - credevamo che il Tribunale avrebbe controllato la qualità delle
accuse, ma non è avvenuto. Questo vuol dire che tutti i cittadini onesti
sono in balia di qualunque pentito".
"E' una condanna molto pesante per un fatto molto grave - ha invece
commentato la diessina Anna Finocchiaro - è una condanna che non si
discosta molto dalle richieste dei Pm".
Si è invece detto "rammaricato da questa sentenza", il vicepresidente
del Consiglio Marco Follini.
La scorsa settimana il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini
aveva espresso, quando i Magistrati erano già in camera di Consiglio,
"stima ed amicizia" all'onorevole Dell'Utri.
Un episodio giudicato "sconcertante" da "Magistratura Democratica" e da
diversi esponenti del mondo politico, tra i quali anche l'ex capo dello
Stato Francesco Cossiga.
Ieri il senatore di Forza Italia, a margine della cerimonia di
inaugurazione della Fiera del Libro Usato di Milano, si era detto
sereno.
"Non mi esalterò se sarò assolto, non mi abbatterò se condannato - aveva
spiegato - la vita continua come prima anche perché la vicenda non
finisce qui. Domani ci sarà la sentenza, poi l'eventuale appello, la
Cassazione. Dunque sono più che mai sereno e mi godo la fiera".
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |