co

 

 

CENTOMOVIMENTI NEWS - 11 DICEMBRE 2004
Berlusconi salvo solo grazie alla prescrizione, ma per la Disinformatia è innocente
STEFANO SANTACHIARA

Non appena il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza, si è messa in moto la macchina mediatica per spacciare la prescrizione del reato in assoluzione piena per tutti i capi d'imputazione. Ma prima di addentrarci nel fiume di brindisi e sproloqui dei consapevoli analfabeti delle sentenze, andiamo ai fatti. I Magistrati hanno deciso per l'imputato Berlusconi la prescrizione per la vicenda di corruzione con versamento di 434.000 dollari nel marzo 1991 all'ex capo dei gip di Roma Squillante perchè, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 codice penale, e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione (che viene appunto dimezzata: da 15 a sette anni e mezzo).

Altro che innocenza. Berlusconi è responsabile di aver tenuto a libro paga il giudice Squillante, ma la concessione delle attenuanti generiche lo ha di fatto salvato da una condanna. L'assoluzione invece riguarda due versamenti in contanti (ardui da comprovare) di cui aveva raccontato Stefania Ariosto, uno in casa Previti e uno alla Canottieri Lazio, e l'accusa di aver comprato la sentenza Sme emessa dal giudice Filippo Verde, vicenda per la quale anche gli imputati del primo troncone del processo sono stati assolti. Le due sentenze in sostanza portano alla stessa inevitabile conclusione, proprio perchè si fondano su prove documentali inoppugnabili: i bonifici bancari datati marzo '91 che accertano il passaggio in breve tempo di 434 mila dollari dai conti esteri della Fininvest, Polifemo e Ferrido, a quello di Previti, conto "Mercier", e da lì confluiscono sul conto svizzero "Rowena" dell’ex giudice Renato Squillante. E' la prova regina della corruzione, che ha portato alla condanna del fruitore dei dollari Squillante (8 anni), dell'intermediario Previti (5) e dell'altro avvocato Attilio Pacifico (4).

Ora, nel processo stralcio arrivato a tardiva conclusione grazie alla parentesi (prima della bocciatura della Consulta) dell'incostituzionale Lodo Schifani-Maccanico, Berlusconi si schiva la condanna ancora una volta per il rotto della cuffia. Proprio come avvenne al processo Mondadori, dove (nel procedimento accorpato alla vicenda Imi-Sir) furono condannati a 11 anni cadauno gli avvocati Previti e Pacifico, e rispettivamente a 13 e 8 anni e mezzo gli ex giudici Vittorio Metta e Renato Squillante. L'Unto dal Signore? Prescritto anche allora grazie alle attenuanti generiche, che come noto non si concedono agli innocenti ma ai colpevoli, o presunti tali, ancora incensurati (nella sentenza Mondadori la Corte d'Appello "ha ragionevolmente ritenuto - cita il dispositivo - che la prospettiva accusatoria era quella avente il maggior grado di probabilità logica") e magari per buona condotta dopo il delitto.

Insomma, queste toghe sono tanto rosse, persecutorie e politicizzate da voler concedere le attenuanti "salvifiche" ad un pagatore di giudici spergiuro (già amnistiato per falsa testimonianza sulla P2, fresco mentitore anche nelle famose dichiarazioni spontanee, per esempio quando asserì di non conoscere il giudice Squillante) con l'aggravante di essere il presidente del consiglio. O, come nel processo per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, furono tanto giacobine e forcaiole da credere seduta stante alla favoletta che l'imputato Silvio Berlusconi poteva non sapere delle mazzette irrorate dalla sua società alle Fiamme Gialle. La sentenza fu di condanna per i massimi dirigenti Fininvest. "Chi ha portato qui tutti questi soldi?", si chiedeva costernato il Berlusconi interpretato dal grande Dario Fo.

E sempre in tema di commedie, il regime mediatico ha messo in scena a tempo di record il classico teatrino a reti unificate, dove la prescrizione del reato diventa per magia un'assoluzione totale. Tra i commenti del redivivo Pamparana sul Canale5 rosselliano e le veline del servizio privato CensuRai, sono tante le nomination per il miglior attore non protagonista: Bondi, Schifani, Cicchitto, La Russa, Calderoli, Follini, persino l'ottimo Casini che intreccia paragoni con l'altra vittima Giulio Andreotti, che si portò a casa la prescrizione "del reato di associazione a delinquere commesso fino al 1980". E poi lo stesso Andreotti, Pera, Scajola, e la soddisfazione di Gianfranco Fini. Ma anche i riformisti vogliono la loro particina, e in attesa de "Il Riformista" doc di domani, in edicola per parenti e amici, la parola passa alla sempre pronta alla bisogna Anna Finocchiaro, responsabile Giustizia dei Ds, che definisce "una buona notizia il fatto che il premier sia stato assolto per fatti così gravi".

Di altro avviso il capogruppo dello stesso partito, Luciano Violante, che leggendo parolina per parolina la sentenza, concettualizza: "Non c'è stata assoluzione nel merito". Si spinge oltre Oliviero Diliberto dei Comunisti Italiani: "La sentenza di assoluzione per il reato di corruzione, avvenuta per la prescrizione, presuppone la colpevolezza del premier: quindi sarebbe ragionevole che egli, se avesse sensibilità istituzionale, si dimettesse. Dubito che Berlusconi abbia questa sensibilità". Già.

LEGGI ANCHE:

HOME PAGE

MANDA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
Inserisci l'indirizzo del destinatario e clicca "invia"