
Non appena il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza, si è messa in
moto la macchina mediatica per spacciare la prescrizione del reato in
assoluzione piena per tutti i capi d'imputazione. Ma prima di
addentrarci nel fiume di brindisi e sproloqui dei consapevoli analfabeti
delle sentenze, andiamo ai fatti. I Magistrati hanno deciso per
l'imputato Berlusconi la prescrizione per la vicenda di corruzione con
versamento di 434.000 dollari nel marzo 1991 all'ex capo dei gip di Roma
Squillante perchè, qualificato il fatto per l'imputato come violazione
degli articoli 319 e 321 codice penale, e riconosciute le circostanze
attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione
(che viene appunto dimezzata: da 15 a sette anni e mezzo).
Altro che innocenza. Berlusconi è responsabile di aver tenuto a libro
paga il giudice Squillante, ma la concessione delle attenuanti generiche
lo ha di fatto salvato da una condanna. L'assoluzione invece riguarda
due versamenti in contanti (ardui da comprovare) di cui aveva raccontato
Stefania Ariosto, uno in casa Previti e uno alla Canottieri Lazio, e
l'accusa di aver comprato la sentenza Sme emessa dal giudice Filippo
Verde, vicenda per la quale anche gli imputati del primo troncone del
processo sono stati assolti. Le due sentenze in sostanza portano alla
stessa inevitabile conclusione, proprio perchè si fondano su prove
documentali inoppugnabili: i bonifici bancari datati marzo '91 che
accertano il passaggio in breve tempo di 434 mila dollari dai conti
esteri della Fininvest, Polifemo e Ferrido, a quello di Previti, conto "Mercier",
e da lì confluiscono sul conto svizzero "Rowena" dell’ex giudice Renato
Squillante. E' la prova regina della corruzione, che ha portato alla
condanna del fruitore dei dollari Squillante (8 anni),
dell'intermediario Previti (5) e dell'altro avvocato Attilio Pacifico
(4).
Ora, nel processo stralcio arrivato a tardiva conclusione grazie alla
parentesi (prima della bocciatura della Consulta) dell'incostituzionale
Lodo Schifani-Maccanico, Berlusconi si schiva la condanna ancora una
volta per il rotto della cuffia. Proprio come avvenne al processo
Mondadori, dove (nel procedimento accorpato alla vicenda Imi-Sir) furono
condannati a 11 anni cadauno gli avvocati Previti e Pacifico, e
rispettivamente a 13 e 8 anni e mezzo gli ex giudici Vittorio Metta e
Renato Squillante. L'Unto dal Signore? Prescritto anche allora grazie
alle attenuanti generiche, che come noto non si concedono agli innocenti
ma ai colpevoli, o presunti tali, ancora incensurati (nella sentenza
Mondadori la Corte d'Appello "ha ragionevolmente ritenuto - cita il
dispositivo - che la prospettiva accusatoria era quella avente il
maggior grado di probabilità logica") e magari per buona condotta dopo
il delitto.
Insomma, queste toghe sono tanto rosse, persecutorie e politicizzate da
voler concedere le attenuanti "salvifiche" ad un pagatore di giudici
spergiuro (già amnistiato per falsa testimonianza sulla P2, fresco
mentitore anche nelle famose dichiarazioni spontanee, per esempio quando
asserì di non conoscere il giudice Squillante) con l'aggravante di
essere il presidente del consiglio. O, come nel processo per le tangenti
Fininvest alla Guardia di Finanza, furono tanto giacobine e forcaiole da
credere seduta stante alla favoletta che l'imputato Silvio Berlusconi
poteva non sapere delle mazzette irrorate dalla sua società alle Fiamme
Gialle. La sentenza fu di condanna per i massimi dirigenti Fininvest.
"Chi ha portato qui tutti questi soldi?", si chiedeva costernato il
Berlusconi interpretato dal grande Dario Fo.
E sempre in tema di commedie, il regime mediatico ha messo in scena a
tempo di record il classico teatrino a reti unificate, dove la
prescrizione del reato diventa per magia un'assoluzione totale. Tra i
commenti del redivivo Pamparana sul Canale5 rosselliano e le veline del
servizio privato CensuRai, sono tante le nomination per il miglior
attore non protagonista: Bondi, Schifani, Cicchitto, La Russa,
Calderoli, Follini, persino l'ottimo Casini che intreccia paragoni con
l'altra vittima Giulio Andreotti, che si portò a casa la prescrizione
"del reato di associazione a delinquere commesso fino al 1980". E poi lo
stesso Andreotti, Pera, Scajola, e la soddisfazione di Gianfranco Fini.
Ma anche i riformisti vogliono la loro particina, e in attesa de "Il
Riformista" doc di domani, in edicola per parenti e amici, la parola
passa alla sempre pronta alla bisogna Anna Finocchiaro, responsabile
Giustizia dei Ds, che definisce "una buona notizia il fatto che il
premier sia stato assolto per fatti così gravi".
Di altro avviso il capogruppo dello stesso partito, Luciano Violante,
che leggendo parolina per parolina la sentenza, concettualizza: "Non c'è
stata assoluzione nel merito". Si spinge oltre Oliviero Diliberto dei
Comunisti Italiani: "La sentenza di assoluzione per il reato di
corruzione, avvenuta per la prescrizione, presuppone la colpevolezza del
premier: quindi sarebbe ragionevole che egli, se avesse sensibilità
istituzionale, si dimettesse. Dubito che Berlusconi abbia questa
sensibilità". Già.
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