
Grande festa per la Grande Alleanza Democratica, che con una
manifestazione al Palalido di Milano, organizzata ufficialmente per
protestare contro la legge Finanziaria del Governo, ha di fatto lanciato
la sua sfida alla Casa delle Libertà, con l'obiettivo di sfrattare
Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi in occasione delle politiche del
2006.
C'erano praticamente tutti i leader dei partiti del centrosinistra,
mancava solo il presidente dei Ds Massimo D'Alema, assente per un lutto
familiare.
Protagonista indiscusso è stato Romano Prodi che, davanti
alle diecimila persone che gremivano il Palalido, ha tenuto un discorso che
Bertinotti ha definito "da nuova frontiera".
"Sono migliaia i pezzi d'Italia da rimettere insieme - ha affermato - è
giunto il momento di rilanciare l'Italia e noi ce la possiamo fare,
perché siamo quelli che le promesse le mantengono".
L'ex presidente della Commissione europea ha quindi puntato il dito
contro l'attuale Governo, colpevole di portare avanti una "politica
senza valori".
"Quelli prodotti dal Governo Berlusconi sono stati tre anni di disastro
- ha chiarito - dobbiamo dire tre no: a una riforma della Carta
Costituzionale
che è una vera e propria controriforma, a una riforma della giustizia
che punta a spezzare il senso della legge, a un cambiamento delle regole
del confronto elettorale".
Commentando poi le recenti esternazioni degli esponenti della Casa delle
Libertà, che hanno in questi giorni descritto la Grande Alleanza
Democratica come una coalizione che vuole aumentare le tasse, Prodi ha
affermato: "Hanno cercato di dipingerci come il partito delle tasse e
sbagliano".
"Pensiamo semplicemente che le tasse siano uno strumento per finanziare
l'azione dello Stato e dare ai cittadini la protezione e i servizi di
cui hanno bisogno - ha aggiunto - e pensiamo che chi ha più possibilità
è chiamato a contribuire in misura maggiore di chi ne ha meno".
L'ex premier ha infine ribadito l'esigenza di ritrovare l'unità tra
tutte le forze del centrosinistra.
"Questo non è più il tempo delle gelosie, delle vecchie discussioni tra
partiti e società civile, della ricerca di piccole rendite di posizione
- ha concluso - vinceremo con la verità e la coerenza. Oggi come
sessant'anni fa siamo chiamati ad una nuova ricostruzione".
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