
L'attacco americano alla città irachena di Falluja era cominciato,
nonostante l'appello del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, lo
scorso 8 novembre ed era durato oltre una settimana. Alla fine la
città roccaforte dei ribelli che si oppongono alla presenza in Iraq
delle truppe straniere e al governo di Allawi, era stata conquistata
dalle truppe statunitensi. I combattimenti non sono però del tutto
terminati, anzi, il comando Usa è addirittura ieri dovuto ricorrere ai
bombardieri per colpire alcune postazioni di guerrieri.
Il tragico attacco ha prodotto effetti drammatici sulla popolazione: le
stime ufficiali parlano di oltre duemila morti tra i combattenti, ma
secondo fonti umanitarie le persone che hanno perso la vita sono molte
di più e tra loro vi sono anche decine di civili. Numerose case sono
state completamente distrutte, altre sono rimaste seriamente
danneggiate.
Gli Stati Uniti hanno pertanto deciso di risarcire ogni famiglia della
città semidistrutta con un indennizzo di cinquecento dollari.
"Ciascuna famiglia riceverà cinquecento dollari a titolo di pagamento di
consolazione - ha reso noto il capitano dei marine Paul Batty - il
nostro messaggio è che siamo desolati per quello che è successo alla
città".
Nel frattempo però, la popolazione civile che era stata evacuata prima
dell'assalto non può ancora fare rientro nelle proprie case.
I soldati della coalizione avevano previsto di far rincasare gli
abitanti entro il 15 dicembre, ma hanno ieri comunicato che, a causa di
un improvviso riesplodere della violenza, il rientro è rimandato di
almeno una settimana.
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