
Nel bel mezzo dei lavori parlamentari i leghisti Federico Bricolo e
Davide Caparini hanno oggi mostrato alla Camera dei Deputati dei
cartelli recanti la scritta "Papalia razzista, Papalia, nazista".
La vittima di questa vile aggressione è il pubblico ministero Guido
Papalia, colpevole di aver fatto incriminare nella sua carriera diversi
esponenti del Carroccio (tra i quali anche il senatur Umberto Bossi).
"La legge italiana sui reati di opinione è vergognosa, in netto
contrasto con la Costituzione, perchè non garantisce la libertà di
espressione. E la conferma è proprio il caso del giudice Papalia - ha
affermato Alessandro Cé, giustificando il gesto dei suoi compagni di
partito - ci sono dei magistrati che perseguono cittadini che hanno come
unica colpa quella di denunciare l'illegalità, chiedendo lo sgombero di
campi nomadi abusivi".
Il presidente di turno della Camera, Clemente Mastella, è stato
costretto a sospendere i lavori e ad allontanare dall'aula il deputato
Caparini.
Una manifestazione sconcertante, quella messo in atto dalla Lega, che lo
stesso presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha giudicato
"grave, oltraggiosa e ingiustificabile".
Non la pensa ovviamente così il ministro della Giustizia Roberto
Castelli, camicia verde prima ancora che Guardasigilli. Per lui quella
andata in scena a Montecitorio è stata "la libera espressione del
pensiero parlamentare".
D'altra parte proprio Castelli, commentando pochi giorni fa la sentenza
con la quale il Tribunale di Verona, su richiesta del Pm Papalia, ha
recentemente condannato sei leghisti a sei mesi di carcere per
"incitamento all'odio e alla discriminazione razziale", aveva affermato:
"Nel sistema c'è qualcosa di profondamente sbagliato".
Le parole del ministro era state subito criticate dall'Associazione
Nazionale Magistrati, che aveva parlato di "gesto a dir poco
inopportuno".
"E' quanto meno anomalo che il ministro della Giustizia vada a dare
solidarietà a persone condannate - aveva aggiunto il segretario di Unità
per la Costituzione Fabio Roia - privilegiando il suo ruolo politico di
esponente della Lega rispetto al suo ruolo istituzionale, crea
confusione nell'opinione pubblica, visto che si tratta di persone
comunque condannate per fatti previsti come reato dalla legge".
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