
Il capo dello Stato ha deciso di rinviare alle Camere la Riforma della
Giustizia approvata dalla maggioranza di centrodestra.
"Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - si legge in un
comunicato del Quirinale - ha chiesto alle Camere, a norma dell'articolo
74, primo comma, della Costituzione, una nuova deliberazione".
Insomma, dopo aver rispedito al mettente la legge Gasparri sul riordino
dell'assetto radiotelevisivo, il Colle ha detto nuovamente no ad
una riforma fondamentale del Governo di Silvio Berlusconi.
Sembra che Ciampi abbia rivelato nel nuovo ordinamento alcuni punti
palesemente in contrasto con la Costituzione. Inoltre, sarebbe stata
riscontrata la mancanza di copertura finanziaria.
I rappresentanti delle Istituzioni
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha cercato di minimizzare
la gravità della notizia limitandosi ad assicurare che "il ministro
competente prenderà in carico la questione" e che la risposta alle
problematiche sollevate da Ciampi arriverà "in tempi abbastanza brevi".
"Non credo - ha poi aggiunto - siano questioni così difficili da
risolvere".
Velenosa ironia nelle parole dell'ex capo dello Stato Francesco Cossiga,
secondo il quale "siamo alla tripletta". Il senatore a vita ha auspicato
che "Silvio Berlusconi riesca a evitare la quaterna e la cinquina".
"Rispetto regole e procedure - ha dichiarato il presidente della Camera
Pier Ferdinando Casini - non ho alcun commento da fare perché credo non
sia corretto da parte di un presidente di assemblea fare alcun commento.
Bisogna solo prendere atto e rispettare le decisioni del capo dello
Stato".
La maggioranza
Di fronte alla presa di posizione del presidente della Repubblica la
Casa delle Libertà si è divisa. Da una parte coloro che, sulla scia di
quanto dichiarato dal Cavaliere, hanno cercato di minimizzare, dall'altra
chi ha invece preso con molta serietà questa ennesima bocciatura.
"Da quello che leggo i rilievi del Quirinale non toccano in alcun modo
la struttura portante della riforma - ha affermato Gaetano Pecorella -
la copertura finanziaria è facilmente aggirabile".
"Si tratta di rilievi marginali e prevedibili" anche per il ministro per
le Riforme Roberto Calderoli, mentre per Alessandro Cè basterà
provvedere a due o tre modifiche".
Di diverso tono il commento del leader dell'Udc Marco Follini, per il
quale "il capo dello Stato va sempre ascoltato con attenzione e
rispetto, con tanta più attenzione e tanto più rispetto quando parla
come garante della Costituzione".
"Le camere si devono impegnare in un riesame serio che tenga conto dei
rilievi del Quirinale - gli ha fatto eco Rocco Buttiglione - la Casa
delle Libertà deve valutare serenamente le osservazioni e agire di
conseguenza".
Per il forzista Sandro Bondi, infine, "la decisione del Capo dello Stato
dimostra quanto difficile sia in Italia procedere sulla strada delle
riforme".
Le opposizioni
"La decisione di Carlo Azeglio Ciampi testimonia che era fondata la denuncia
d'incostituzionalità della legge giunta dall'opposizione".
Il dielle Pierluigi Castagnetti riassume così lo stato d'animo delle
opposizioni, che si sentono oggi ripagate di tutti gli sforzi compiuti
in Parlamento per contrastare questa riforma.
"Fare delle leggi a misura delle proprie convenienze calpestando l'interesse
generale è ingiusto - ha aggiunto Castagnetti - e porta a queste doverose
conseguenze".
Per il diessino Luciano Violante la bocciatura del nuovo ordinamento "è
la riprova che il Governo non ha una politica in materia di giustizia".
"Nel giorno in cui lo stesso governo favorisce il crimine riducendo i
termini della prescrizione per parecchi reati - ha chiarito l'esponente
della Quercia - si trova a dover prendere atto della necessità di
rivedere da capo una legge assurda che non darà alcun vantaggio ai
cittadini e che però pone le premesse per un controllo politico sui
magistrati".
E, se per Oliviero Diliberto "fallisce il tentativo di
limitare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura", per Antonio
Di Pietro "continuare a tirare la corda, come stanno facendo quelli della
Casa delle Libertà, rischia di esasperare l'opinione pubblica e provocare
anche una rivolta dagli esiti imprevedibili".
I Magistrati
Inevitabile la soddisfazione dell'Associazione Nazionale Magistrati. Il
vice presidente del sindacato delle Toghe Piero Martello ha voluto
sottolineare che "il giudizio del capo dello Stato evidenzia aspetti di
incostituzionalità già a suo tempo da noi segnalati".
"Auspico - ha poi continuato - che questo rinvio venga colto dal
Parlamento per procedere a un profondo esame della legge e per
migliorare una riforma che al momento appare pessima".
I movimenti
"E' ufficiale: un comunicato del Quirinale ha dato notizia pochi minuti
fa che il Capo dello Stato rimanda al mittente la ripugnante legge
delega". I Girotondini non nascondono la propria euforia e sul web si
festeggia la notizia tanto attesa.
I vari movimenti hanno inondato le caselle di posta elettronica dei
propri simpatizzanti di mail nelle quali si ringrazia il capo dello
Stato per non aver firmato la legge.
"Grande presidente - si legge nella newsletter inviata da Communitas 2002 - dopo l'approvazione alla Camera dell'inqualificabile
Legge Salva/Previti il segnale del Capo dello Stato è forte: non si può,
o meglio non si deve abusare del potere legislativo, cioè della
dittatura della maggioranza a propri fini personali".
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