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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 16 DICEMBRE 2004
Recidiva solo per gli imputati non abbienti

CLAUDIO NUNZIATA (Magistrato in Bologna)

La media di durata di processi a carico di imputati non detenuti in Italia è di circa 9 anni. Ne occorrono almeno altri due per gli adempimenti che consentono di dimostrare la condizione di recidivo. Circa il 60-70 % dei processi che vengono portati a giudizio ha una durata massima di prescrizione di sette anni e mezzo, per buona parte di essi il legislatore ha previsto che la prescrizione passi da 15 anni a 7½ anni per effetto della concessione delle attenuanti generiche, ma nel sistema attuale è riservata al giudice di evitare questo effetto perverso valutando negativamente il comportamento complessivo dell'imputato desunto anche da circostanze di fatto di cui abbia acquisito conoscenza anche se non rilevabili ancora dal certificato penale. Con la norma cd. salva-Previti la concessione delle attenuanti generiche diventerà invece automatica per coloro che risulteranno incensurati (e resteranno tali anche se avranno commesso altri reati dichiarati prescritti).

Già attualmente almeno un quarto dei processi va in prescrizione con spreco sconsiderato delle relative energie e conseguente impossibilità di accertare la condizione di recidivo. La percentuale di processi destinati alla prescrizione nelle condizioni attuali è destinata ad aumentare vertiginosamente nei prossimi anni, lo sarà molto più con la nuova normativa: mentre la durata dei processi rimane stabile dinanzi ai Tribunali monocratici, per i pochi processi che si riescono a portare a giudizio per reati più gravi, di competenza del Tribunale collegiale, già raddoppiatasi negli ultimi 15 anni, tende ad aumentare progressivamente.

Potranno giovarsi della prescrizione solo quel 20-30 % di imputati in grado di sostenere le spese legali di tutti i gradi di giudizio e di sfruttare una serie di regole processuali macchinose e formalistiche accumulatesi nell’ordinamento per rendere non funzionale il processo penale. Conseguentemente questa schiera di imputati abbienti, autori di reati prescritti, potrà continuare a beffarsi della legalità perché non risulterà mai recidiva e potrà beneficiare a ripetizione dei vantaggi di una prescrizione breve.

Il nostro è un paese ove, oramai, il delitto di corruzione – e quindi il livello di correttezza di chi viene chiamato a svolgere funzioni pubbliche - non potrà essere mai più accertato e perseguito, dove dunque per definizione la classe politica potrà essere corrotta ma sbandierare allo stesso tempo la propria incensuratezza anche se sottoposta ad una pluralità di processi penali per reati che andranno tutti dichiarati prescritti a catena.

Dove, oltre al delitto di corruzione, i reati di associazione e istigazione a delinquere, truffa in danno dello stato, lesioni volontarie, omicidio colposo, abbandono di minori, furto, resistenza e tanti altri non potranno più essere apprezzati per la loro intrinseca gravità e comporteranno automaticamente la prescrizione a ripetizione per le persone poste nelle condizioni di potersi assicurare la prescrizione la prima volta. Dove solo la condizione di detenzione sarà l’unico binario privilegiato per la celebrazione dei processi prima del decorso dei termini di prescrizione.

Il nostro lavoro è diventato oramai in larga parte un lavoro quasi simbolico all’interno di un sistema con servizi giudiziari da terzo mondo che l’insipienza del legislatore e la scarsa intelligenza organizzativa della compagine ministeriale hanno abbandonato al senso di responsabilità di magistrati e personale che in gran parte lavora ai limiti del sacrificio. Dove a fronte delle modifiche processuali introdotte dal 2000 in poi non sono state eseguite le necessarie verifiche di funzionalità, non si elaborano analisi statistiche ufficiali sul funzionamento complessivo del sistema o si forniscono dati elaborati su criteri fuorvianti (ad esempio la media presunta di durata tra procedure aventi struttura diversa) per evitare di dovere dar conto dello slittamento dell’intero sistema verso una inefficienza caotica.

Un sistema destinato a funzionare solo per la repressione della delinquenza comune e del disagio sociale, un sistema a due velocità nel quale la polizia , procedendo al fermo o all’arresto, stabilirà in sostanza un percorso accelerato per la celebrazione dei processi al di fuori del rischio di prescrizione. Un sistema nel quale i recidivi, dichiarati tali in base a questo meccanismo di selezione, rimarranno gli unici a subire le conseguenze dei processi penali determinando una situazione di profonda disparità di trattamento rispetto a coloro che in forza delle proprie disponibilità economiche potranno mascherare questa loro sostanziale analoga pericolosità sociale.

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