
La media di durata di processi a carico di imputati non detenuti in
Italia è di circa 9 anni. Ne occorrono almeno altri due per gli
adempimenti che consentono di dimostrare la condizione di recidivo.
Circa il 60-70 % dei processi che vengono portati a giudizio ha una
durata massima di prescrizione di sette anni e mezzo, per buona parte di
essi il legislatore ha previsto che la prescrizione passi da 15 anni a
7½ anni per effetto della concessione delle attenuanti generiche, ma nel
sistema attuale è riservata al giudice di evitare questo effetto
perverso valutando negativamente il comportamento complessivo
dell'imputato desunto anche da circostanze di fatto di cui abbia
acquisito conoscenza anche se non rilevabili ancora dal certificato
penale. Con la norma cd. salva-Previti la concessione delle attenuanti
generiche diventerà invece automatica per coloro che risulteranno
incensurati (e resteranno tali anche se avranno commesso altri reati
dichiarati prescritti).
Già attualmente almeno un quarto dei processi va in prescrizione con
spreco sconsiderato delle relative energie e conseguente impossibilità
di accertare la condizione di recidivo. La percentuale di processi
destinati alla prescrizione nelle condizioni attuali è destinata ad
aumentare vertiginosamente nei prossimi anni, lo sarà molto più con la
nuova normativa: mentre la durata dei processi rimane stabile dinanzi ai
Tribunali monocratici, per i pochi processi che si riescono a portare a
giudizio per reati più gravi, di competenza del Tribunale collegiale,
già raddoppiatasi negli ultimi 15 anni, tende ad aumentare
progressivamente.
Potranno giovarsi della prescrizione solo quel 20-30 % di imputati in
grado di sostenere le spese legali di tutti i gradi di giudizio e di
sfruttare una serie di regole processuali macchinose e formalistiche
accumulatesi nell’ordinamento per rendere non funzionale il processo
penale. Conseguentemente questa schiera di imputati abbienti, autori di
reati prescritti, potrà continuare a beffarsi della legalità perché non
risulterà mai recidiva e potrà beneficiare a ripetizione dei vantaggi di
una prescrizione breve.
Il nostro è un paese ove, oramai, il delitto di corruzione – e quindi il
livello di correttezza di chi viene chiamato a svolgere funzioni
pubbliche - non potrà essere mai più accertato e perseguito, dove dunque
per definizione la classe politica potrà essere corrotta ma sbandierare
allo stesso tempo la propria incensuratezza anche se sottoposta ad una
pluralità di processi penali per reati che andranno tutti dichiarati
prescritti a catena.
Dove, oltre al delitto di corruzione, i reati di associazione e
istigazione a delinquere, truffa in danno dello stato, lesioni
volontarie, omicidio colposo, abbandono di minori, furto, resistenza e
tanti altri non potranno più essere apprezzati per la loro intrinseca
gravità e comporteranno automaticamente la prescrizione a ripetizione
per le persone poste nelle condizioni di potersi assicurare la
prescrizione la prima volta. Dove solo la condizione di detenzione sarà
l’unico binario privilegiato per la celebrazione dei processi prima del
decorso dei termini di prescrizione.
Il nostro lavoro è diventato oramai in larga parte un lavoro quasi
simbolico all’interno di un sistema con servizi giudiziari da terzo
mondo che l’insipienza del legislatore e la scarsa intelligenza
organizzativa della compagine ministeriale hanno abbandonato al senso di
responsabilità di magistrati e personale che in gran parte lavora ai
limiti del sacrificio. Dove a fronte delle modifiche processuali
introdotte dal 2000 in poi non sono state eseguite le necessarie
verifiche di funzionalità, non si elaborano analisi statistiche
ufficiali sul funzionamento complessivo del sistema o si forniscono dati
elaborati su criteri fuorvianti (ad esempio la media presunta di durata
tra procedure aventi struttura diversa) per evitare di dovere dar conto
dello slittamento dell’intero sistema verso una inefficienza caotica.
Un sistema destinato a funzionare solo per la repressione della
delinquenza comune e del disagio sociale, un sistema a due velocità nel
quale la polizia , procedendo al fermo o all’arresto, stabilirà in
sostanza un percorso accelerato per la celebrazione dei processi al di
fuori del rischio di prescrizione. Un sistema nel quale i recidivi,
dichiarati tali in base a questo meccanismo di selezione, rimarranno gli
unici a subire le conseguenze dei processi penali determinando una
situazione di profonda disparità di trattamento rispetto a coloro che in
forza delle proprie disponibilità economiche potranno mascherare questa
loro sostanziale analoga pericolosità sociale.
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |