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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 16 DICEMBRE 2004
Salva-Previti: vergogna infinita

STEFANO SANTACHIARA

La "salva-Previti" che riduce drasticamente la prescrizione è solo l'ultimo dei tanti colpi di spugna di questa maggioranza di aspiranti impuniti. Evitare la prigione a Cesare Previti, deputato di Forza Italia, amico fraterno, avvocato personale di Silvio Berlusconi, oltrechè responsabile del settore corruzione della Fininvest come esperto in bonifici sui conti svizzeri di giudici romani, è stato in questi tre anni e mezzo il primo punto del programma della Cdl. Un impegno concreto non scritto nel contratto con gli italiani e riproposto costantemente in Parlamento senza vergogna. Infatti, sistemati alcuni processi collaterali di Berlusconi con la depenalizzazione del falso in bilancio, è stato un crescendo rossiniano di leggi ad personam legate ai processi milanesi "toghe sporche", nei quali Cesare Previti in primo grado ha già collezionato 16 anni di reclusione: 11 anni per Imi/Sir Lodo Mondadori, 5 per il processo Sme-Ariosto. E dove il coimputato presidente del consiglio, all'epoca dei fatti imprenditore-corruttore privato, s'è salvato solo grazie alla miracolosa prescrizione.

Ma restiamo all'amico principe del Foro: nel primo caso è stato riconosciuto colpevole di corruzione in atti giudiziari allo scopo di aggiustare la "sentenza Mondadori", che scippò dalle mani di De Benedetti la casa editrice milanese consegnandola a Berlusconi; mentre nell'altro troncone del processo, quello legato alla vicenda Imi-Sir, è stato riconosciuto responsabile di aver contribuito a comprare la sentenza che assegnava il maxi-risarcimento dell'Imi (allora banca dello Stato) alla Sir di Rovelli. Per quanto concerne gli altri imputati Attilio Pacifico è stato condannato a undici anni, l’ex giudice Vittorio Metta a tredici, l’ex capo dei gip romani Renato Squillante a 8 anni e sei mesi, Giovanni Acampora 5 anni e 6 mesi, Felice Rovelli ha avuto sei anni, Primarosa Battistelli 4 anni e 6 mesi. Unico assolto l'ex giudice Filippo Verde. E naturalmente il maxirisarcimento: Previti, Acampora e Metta dovranno risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con 380 milioni di euro e pagare spese processuali per 440mila euro. Ancora Previti e gli altri imputati condannati per l’affare Imi-Sir dovranno risarcire l’Imi con 516 milioni di euro e pagare spese per 666.884 euro. Per la presidenza del Consiglio il risarcimento è di 1 milione 290mila euro.

Nel secondo caso, il processo Sme-Ariosto, Previti è stato condannato per corruzione semplice per aver tenuto a libro paga il giudice Squillante (condannato a 8 anni), bonificato coi milioni Fininvest e di Silvio Berlusconi. Il quale, in entrambi i processi, è stato salvato dalla concessione delle attenuanti generiche che hanno fatto scattare, dimezzandone i tempi, la prescrizione. Nel dettaglio la sentenza che ha condannato Previti e soci, sancisce l'attendibilità dei testi, incluso Stefania Ariosto: "La corruzione di un magistrato - spiegano le motivazioni - che per denaro o per altra utilità sottomette il proprio dovere di imparzialità e terzietà agli interessi di parte che agitano i piano processuale, è devastante, inoltre per lo stesso sistema democratico stabilito, in cui il valore essenziale della giurisdizione è proprio quello della autonomia e imparzialità del giudice".

Devastante la corruzione, devastante la risposta legislativa per garantire l'impunità. Si comincia nel 2001 con la legge sulle rogatorie internazionali valide solo in carta bollata (e stravolgendo la regola primaria del diritto, imponendo l'applicazione anche nei processi in corso), approvata col neppur tanto velato scopo di rendere inutilizzabili le prove inoppugnabili e centrali nei processi "toghe sporche". Ovvero quei bonifici bancari, registrati dai magistrati nelle banche svizzere, che partivano dai conti Fininvest e via Previti finivano al conto intestato al giudice Squillante: in tre parole corruzione in atti giudiziari. Con immediato giovamento non solo degli imputati in questione, ma anche dei tanti criminali in colletto bianco. Si tratta comunque di un flop, perchè le procure aggirano l'ostacolo chiedendo un documento di certificazione da allegare all'invio della rogatoria.

Dopo le prove provano a togliere di mezzo i giudici stessi, quando il cosiddetto Ministro della Giustizia ingegner Castelli fa carte false per veder trasferito il giudice a latere Brambilla. E poi tentano coi pm, accusando la Boccassini di una riunione segreta con il magistrato svizzero Del Ponte: peccato che il giorno indicato come quello del complotto la Del Ponte fosse in Tanzania. E mentre il superpool di avvo-deputati continua a chiedere ricusazioni del collegio giudicante e spostamenti del processo per grave inimicizia ambientale adducendo motivazioni anche spassose(arrivando ad accusare una signora del pubblico presente in aula, rea di farsi notare con un grosso pennacchio), di ascoltare numerosi e ininfluenti testimoni all'infinito oltreché denunciare i pm un giorno sì e l'altro pure, il deputato Previti si scopre presenzialista alla Camera in coincidenza delle udienze processuali.

Di tutto e di più per non far arrivare a conclusione il processo, fino all'approvazione, settembre 2002, della legge Cirami, che introduce fra le possibili cause di trasferimento di un processo anche il "legittimo sospetto" sull'imparzialità dei giudici. Ovvero una delle parti, presentando un'istanza di remissione in cui si accusa di parzialità un giudice in modo assolutamente discrezionale (nella legge non c'era nessun criterio certo), blocca il dibattimento perchè la Cassazione deve esaminare l'istanza. E non c'è neppure un limite di tempo e numero delle richieste, il che significa, sempre per la gioia di centinaia di criminali prossimi alla sentenza, prolungare all'infinito il processo. Ma è un altro buco nell'acqua della banda: ad inizio del 2003 la Corte di Cassazione respinge le richieste presentate dai difensori e lo Sme può proseguire a Milano, anche se si spezzerà in due tronconi a causa dei continui legittimi impedimenti opposti dal premier, la cui parte di processo viene stralciata.

Infine l'inutile "Lodo Schifani-Maccanico" che nelle intenzioni dei geni del diritto della Cdl avrebbe dovuto sospendere i processi alle 5 più alte cariche dello Stato, e che viene ben presto dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Mentre restano le sentenze: la condanna morale di Berlusconi, colpevole di corruzione di un giudice ma non punibile, e le condanne di Cesarone Previti che totalizza ben 16 anni di reclusione in due processi.
"Simul stabunt simul cadunt", ipse dixit. Così oggi, puntuale, sconvolgendo per l'ennesima volta le regole parlamentari, grazie ai pianisti e all'attesa paziente di Clemente Mastella, gli alleati servi e sotto ricatto votano sull'attenti la soluzione finale. La norma che riduce drasticamente la prescrizione ed elimina il carcere per gli ultra 69 enni. Un'età scelta a caso come per lo spartiacque della nuova riforma delle pensioni? Cesare Previti, neanche due mesi fa, ha soffiato 70 candeline sulla torta. Forse nonno Cesarone starà pensando a quando negli anni '70, ancora agli albori d'una fulgida carriera, svolgeva le mansioni di tutor della contessina Anna Maria Casati Stampa, orfana di entrambi i genitori. Si narra che al compimento della maggiore età la piccola ebbe in regalo una splendida torta con tante candeline e un contrattino da controfirmare. Per donare a prezzo stracciato la sua immensa villa all'amico di quel Previti-tutor, tal Berlusconi Silvio. Come si dice: il primo colpo non si scorda mai.

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