
La "salva-Previti" che riduce drasticamente la prescrizione è solo
l'ultimo dei tanti colpi di spugna di questa maggioranza di aspiranti
impuniti. Evitare la prigione a Cesare Previti, deputato di Forza
Italia, amico fraterno, avvocato personale di Silvio Berlusconi,
oltrechè responsabile del settore corruzione della Fininvest come
esperto in bonifici sui conti svizzeri di giudici romani, è stato in
questi tre anni e mezzo il primo punto del programma della Cdl. Un
impegno concreto non scritto nel contratto con gli italiani e riproposto
costantemente in Parlamento senza vergogna. Infatti, sistemati alcuni
processi collaterali di Berlusconi con la depenalizzazione del falso in
bilancio, è stato un crescendo rossiniano di leggi ad personam legate ai
processi milanesi "toghe sporche", nei quali Cesare Previti in primo
grado ha già collezionato 16 anni di reclusione: 11 anni per Imi/Sir
Lodo Mondadori, 5 per il processo Sme-Ariosto. E dove il coimputato
presidente del consiglio, all'epoca dei fatti imprenditore-corruttore
privato, s'è salvato solo grazie alla miracolosa prescrizione.
Ma restiamo all'amico principe del Foro: nel primo caso è stato
riconosciuto colpevole di corruzione in atti giudiziari allo scopo di
aggiustare la "sentenza Mondadori", che scippò dalle mani di De
Benedetti la casa editrice milanese consegnandola a Berlusconi; mentre
nell'altro troncone del processo, quello legato alla vicenda Imi-Sir, è
stato riconosciuto responsabile di aver contribuito a comprare la
sentenza che assegnava il maxi-risarcimento dell'Imi (allora banca dello
Stato) alla Sir di Rovelli. Per quanto concerne gli altri imputati
Attilio Pacifico è stato condannato a undici anni, l’ex giudice Vittorio
Metta a tredici, l’ex capo dei gip romani Renato Squillante a 8 anni e
sei mesi, Giovanni Acampora 5 anni e 6 mesi, Felice Rovelli ha avuto sei
anni, Primarosa Battistelli 4 anni e 6 mesi. Unico assolto l'ex giudice
Filippo Verde. E naturalmente il maxirisarcimento: Previti, Acampora e
Metta dovranno risarcire la Cir di Carlo De Benedetti con 380 milioni di
euro e pagare spese processuali per 440mila euro. Ancora Previti e gli
altri imputati condannati per l’affare Imi-Sir dovranno risarcire l’Imi
con 516 milioni di euro e pagare spese per 666.884 euro. Per la
presidenza del Consiglio il risarcimento è di 1 milione 290mila euro.
Nel secondo caso, il processo Sme-Ariosto, Previti è stato condannato
per corruzione semplice per aver tenuto a libro paga il giudice
Squillante (condannato a 8 anni), bonificato coi milioni Fininvest e di
Silvio Berlusconi. Il quale, in entrambi i processi, è stato salvato
dalla concessione delle attenuanti generiche che hanno fatto scattare,
dimezzandone i tempi, la prescrizione. Nel dettaglio la sentenza che ha
condannato Previti e soci, sancisce l'attendibilità dei testi, incluso
Stefania Ariosto: "La corruzione di un magistrato - spiegano le
motivazioni - che per denaro o per altra utilità sottomette il proprio
dovere di imparzialità e terzietà agli interessi di parte che agitano i
piano processuale, è devastante, inoltre per lo stesso sistema
democratico stabilito, in cui il valore essenziale della giurisdizione è
proprio quello della autonomia e imparzialità del giudice".
Devastante la corruzione, devastante la risposta legislativa per
garantire l'impunità. Si comincia nel 2001 con la legge sulle rogatorie
internazionali valide solo in carta bollata (e stravolgendo la regola
primaria del diritto, imponendo l'applicazione anche nei processi in
corso), approvata col neppur tanto velato scopo di rendere
inutilizzabili le prove inoppugnabili e centrali nei processi "toghe
sporche". Ovvero quei bonifici bancari, registrati dai magistrati nelle
banche svizzere, che partivano dai conti Fininvest e via Previti
finivano al conto intestato al giudice Squillante: in tre parole
corruzione in atti giudiziari. Con immediato giovamento non solo degli
imputati in questione, ma anche dei tanti criminali in colletto bianco.
Si tratta comunque di un flop, perchè le procure aggirano l'ostacolo
chiedendo un documento di certificazione da allegare all'invio della
rogatoria.
Dopo le prove provano a togliere di mezzo i giudici stessi, quando il
cosiddetto Ministro della Giustizia ingegner Castelli fa carte false per
veder trasferito il giudice a latere Brambilla. E poi tentano coi pm,
accusando la Boccassini di una riunione segreta con il magistrato
svizzero Del Ponte: peccato che il giorno indicato come quello del
complotto la Del Ponte fosse in Tanzania. E mentre il superpool di
avvo-deputati continua a chiedere ricusazioni del collegio giudicante e
spostamenti del processo per grave inimicizia ambientale adducendo
motivazioni anche spassose(arrivando ad accusare una signora del
pubblico presente in aula, rea di farsi notare con un grosso
pennacchio), di ascoltare numerosi e ininfluenti testimoni all'infinito
oltreché denunciare i pm un giorno sì e l'altro pure, il deputato
Previti si scopre presenzialista alla Camera in coincidenza delle
udienze processuali.
Di tutto e di più per non far arrivare a conclusione il processo, fino
all'approvazione, settembre 2002, della legge Cirami, che introduce fra
le possibili cause di trasferimento di un processo anche il "legittimo
sospetto" sull'imparzialità dei giudici. Ovvero una delle parti,
presentando un'istanza di remissione in cui si accusa di parzialità un
giudice in modo assolutamente discrezionale (nella legge non c'era
nessun criterio certo), blocca il dibattimento perchè la Cassazione deve
esaminare l'istanza. E non c'è neppure un limite di tempo e numero delle
richieste, il che significa, sempre per la gioia di centinaia di
criminali prossimi alla sentenza, prolungare all'infinito il processo.
Ma è un altro buco nell'acqua della banda: ad inizio del 2003 la Corte
di Cassazione respinge le richieste presentate dai difensori e lo Sme
può proseguire a Milano, anche se si spezzerà in due tronconi a causa
dei continui legittimi impedimenti opposti dal premier, la cui parte di
processo viene stralciata.
Infine l'inutile "Lodo Schifani-Maccanico" che nelle intenzioni dei geni
del diritto della Cdl avrebbe dovuto sospendere i processi alle 5 più
alte cariche dello Stato, e che viene ben presto dichiarato
incostituzionale dalla Consulta. Mentre restano le sentenze: la condanna
morale di Berlusconi, colpevole di corruzione di un giudice ma non
punibile, e le condanne di Cesarone Previti che totalizza ben 16 anni di
reclusione in due processi.
"Simul stabunt simul cadunt", ipse dixit. Così oggi, puntuale,
sconvolgendo per l'ennesima volta le regole parlamentari, grazie ai
pianisti e all'attesa paziente di Clemente Mastella, gli alleati servi e
sotto ricatto votano sull'attenti la soluzione finale. La norma che
riduce drasticamente la prescrizione ed elimina il carcere per gli ultra
69 enni. Un'età scelta a caso come per lo spartiacque della nuova
riforma delle pensioni? Cesare Previti, neanche due mesi fa, ha soffiato
70 candeline sulla torta. Forse nonno Cesarone starà pensando a quando
negli anni '70, ancora agli albori d'una fulgida carriera, svolgeva le
mansioni di tutor della contessina Anna Maria Casati Stampa, orfana di
entrambi i genitori. Si narra che al compimento della maggiore età la
piccola ebbe in regalo una splendida torta con tante candeline e un
contrattino da controfirmare. Per donare a prezzo stracciato la sua
immensa villa all'amico di quel Previti-tutor, tal Berlusconi Silvio.
Come si dice: il primo colpo non si scorda mai.
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