
La Russia di Vladimir Putin fa più sempre paura, il Governo di Mosca
continua infatti la sua marcia verso la creazione di uno Stato
autoritario. Dopo aver "minacciato" riforme volte a cancellare
l'autonomia delle Repubbliche indipendentiste ed aver annunciato norme
"liberticide" con la scusa della guerra al terrorismo, il Cremlino torna
a colpire la stampa, da sempre il suo bersaglio preferito.
Mikhail Fradkov ha ieri accusato i giornalisti di giornali e televisione
di portare avanti una campagna "disfattista". In sostanza, il premier
pretende che i media offrano ai cittadini notizie più positive.
"Ci viene imposta un'informazione negativa in tv e sulla stampa,
dobbiamo analizzare il perchè - ha affermato - è una provocazione? Non
si dà il giusto valore alla situazione di oggi e a quella che si
configura per domani? Dove vogliono portare la gioventù? Che cosa sta
succedendo?".
Da parte sua il ministro della Cultura Alekandr Sokolov ha promesso al
premier che in futuro potrà leggere ed ascoltare "un'informazione più
consona a far crescere le nuove generazioni in uno spirito di
patriottismo".
La scorsa settimana Oleg Panfilov, direttore del centro di giornalismo
in situazioni estreme, aveva ricordato che solo nel 2004 in Russia sono
stati assassinati 54 giornalisti.
"Ogni anno in Russia vengono perpetrati in media 20/22 assassinii di
giornalisti e 150/160 casi di aggressioni - ha affermato - abbiamo
constatato dal 2000 un aumento dei casi di azioni giudiziarie, nel
momento in cui la politica del governo in materia di stampa è cambiata".
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