
"Il governo dovrà costruire migliaia di prigioni per tenerci in galera".
Lo affermano con tono di sfida i coloni israeliani che risiedono nella
Striscia di Gaza e in Cisgiordania, persone che entro pochi mesi saranno
sfrattate dalle loro case, se necessario anche con la forza, in ossequio
al piano di ritiro voluto dal primo ministro Ariel Sharon. E la forza, a
quanto pare, sarà proprio necessaria. Il premier, fino a non troppo
tempo fa uno dei loro paladini, è diventato negli ultimi mesi il loro
nemico più pericoloso.
Pinhas Wallerstein, uno dei leader del Consiglio delle località ebraiche
di Cisgiordania e Gaza, ha lanciato la sua sfida all'Esecutivo. Con una
lettera ha chiesto a tutti i coloni di resistere, di non lasciare i
territori, di mettere in atto la "disobbedienza civile".
"Bisogna far capire al governo che siamo pronti a pagare il prezzo della
nostra resistenza non violenta, anche se ciò dovesse costarci il carcere
- ha poi aggiunto in un colloquio con una radio israeliana - il governo
dovrà costruire migliaia di prigioni per tenerci in galera".
Parole che non hanno impietosito più di tanto il capo del Governo che,
dopo l'accordo siglato con i laburisti che gli permetterà di restare
alla guida dell'Esecutivo, è sempre più deciso a mandare avanti il suo
progetto.
"Le parole di Wallertsein sono gravi - ha spiegato - ma la legge deve
essere rispettata".
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