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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 21 DICEMBRE 2004
Chiara Valentini: "Ecco perché la Legge 40 è sbagliata"
INTERVISTA ESCLUSIVA A CHIARA VALENTINI - A CURA DI FRANCESCO MARZOLA

L’approvazione della legge 40 del febbraio 2004 sulla procreazione assistita ha provocato un dibattito acceso, che ricorda per certi versi il confronto degli anni '70 su divorzio e aborto. Da un lato c’è chi approva i contenuti della legge affermando che essa regolamenta il tema dopo 20 anni di confusione legislativa, stabilisce correttamente i diritti dell’embrione e vieta la fecondazione eterologa in base a ragionevoli convinzioni morali. Dall’altro ci sono i critici che descrivono il provvedimento come oscurantista, lesivo dei diritti della donna, ambiguo su quelli dell’embrione e ingiustificato scientificamente. Tra loro c’è Chiara Valentini, giornalista de L’espresso, che ha scritto un libro sull’argomento, La fecondazione proibita (Feltrinelli, 192 pagine, 13 euro), dove oltre ad illustrare la sua posizione critica nei confronti della legge, racconta la storia ventennale della fecondazione assistita in Italia.

La legge 40 sulla procreazione assistita arriva venti anni dopo il primo caso di fecondazione artificiale in Italia, come spiega questo ritardo?
Il ritardo non è soltanto legislativo, ma anche culturale. Il tema della fecondazione assistita non è mai stato infatti prioritario in Italia, né per i cattolici né per i laici, così il dibattito ha coinvolto solo una piccola fetta della società, salvo poi esplodere saltuariamente sui giornali e in televisione con le storie di mamme nonne, uteri in affitto e vendite di sperma per corrispondenza. Il problema quindi è che per molti italiani la fecondazione assistita finiva per diventare sinonimo di fatti particolarmente grotteschi, ai limiti del ridicolo, ma il tutto si basava su un ragionamento fuorviante, perché polemizzare su questi episodi nascondeva il fatto che in Italia nascevano decine di migliaia di bambini che portavano gioia in altrettante famiglie. Ora che una legge è stata approvata è partito un dibattito che forse coinvolge molte persone ma è un dibattito incattivito, come non se ne sono visti in Europa. In Spagna, per esempio, la fecondazione in vitro non è demonizzata come fanno alcuni da noi, è considerata una pratica normale, quotidiana, e c’è stupore per la risposta della società italiana a queste problematiche.

Quali sono i punti chiave della legge?
La legge impone innanzi tutto una specie di diktat per cui l’embrione è un portatore di diritti al pari degli altri soggetti coinvolti. Questo status giuridico configge con quello della madre ed è inoltre paradossale che all’embrione vengano attribuiti diritti negati, in caso di aborto, al feto. La legge vieta il ricorso a pratiche di fecondazione assistita che coinvolgono donatori estranei alla coppia, single, persone anziane, minorenni, coppie omosessuali. La fecondazione assistita è permessa agli eterosessuali conviventi o sposati. Sono vietate la sperimentazione sugli embrioni e il loro congelamento, è infine vietata la produzione di più di tre embrioni per un impianto.

La legge regolamenta il settore dopo venti anni di assenza legislativa durante i quali ci sono stati diversi casi di sperimentazioni selvagge sulle donne e violazioni dei diritti informativi delle coppie. La legge vieta inoltre l’affitto degli uteri, la vendita di sperma e ovuli, i fenomeni delle mamme-nonne.
Perché il suo giudizio è così negativo?

Il divieto della fecondazione eterologa e le limitazioni imposte a quella omologa non hanno alcun fondamento scientifico. Il vuoto legislativo ha senz’altro favorito abusi e violazioni dei diritti delle donne ma è sbagliato impostare il discorso in questo modo, il fatto che in questi venti anni ci siano state certe degenerazioni non significa che la fecondazione artificiale sia una pratica nociva o umiliante, d’altronde a nessuno verrebbe in mente di vietare i trapianti perché esiste il commercio di organi o per gli episodi di malasanità raccontati talvolta nelle cronache. La fecondazione artificiale è invece una pratica legittima agli occhi dei medici, grazie alla quale sono nate quasi due milioni di persone nel mondo e circa 50 mila in Italia.

La legge vieta di fecondare più di tre ovociti, dai cui potranno derivare al massimo tre embrioni, ma al peggio anche solo uno. La ragione è che non ci si vuol trovare con troppi embrioni, perché se poi non si impiantano tutti bisognerebbe congelarne alcuni, i cosiddetti “sovranumerari”, e la legge lo vieta. Anche questo punto della legge è sbagliato?
Questo è uno dei punti più criticati, proprio in nome della salute della donna. Se infatti l'impianto fallisce, non avendo a disposizione altri embrioni congelati è necessaria un'altra stimolazione ormonale, e poi magari un'altra ancora. Più stimolazioni si fanno più sale il rischio di tumore. Il limite dei tre embrioni è comunque ambiguo perché, per esempio, una ragazza giovane avrà molte probabilità di avere tre gemelli, mentre quei tre embrioni saranno insufficienti per una donna prossima ai quaranta che si dovrà sottoporre ad un altro ciclo di stimolazione, e allora sì che la pratica sarà invasiva.

La legge 40 stabilisce quali pratiche sono permesse e quali no, descrive i criteri necessari alle strutture pubbliche e private per praticare la fecondazione assistita e chiarisce le pene previste per i trasgressori. Con l’abrogazione per via referendaria si torna alla confusione di prima?
Non credo che i referendum siano sempre strumenti salvifici, ma è chiaro che in certi casi sono opportuni, come negli anni '70 per divorzio e aborto. Comunque un’eventuale abrogazione non impedirebbe al Parlamento di approvare una legge migliore della 40.

Lei ha incontrato molti genitori che sono ricorsi alla fecondazione artificiale, omologa ed eterologa, e ha parlato con i loro figli. Che impressioni ha avuto?
Ho conosciuto genitori felici e figli sani, anzi, la mia sensazione è che i figli della provetta sembrano più vivaci e intelligenti degli altri bambini, chissà, forse perché i genitori hanno fatto sacrifici maggiori per metterli al mondo e li hanno cresciuti con più attenzione, consapevolezza, dedizione.

Cosa provano i figli quando scoprono di essere nati grazie alla fecondazione artificiale?
I figli nati con la fecondazione omologa superano senza troppi problemi la rivelazione dei genitori, mentre le coppie che hanno utilizzato ovuli o seme di donatori sanno di dover affrontare un momento molto delicato e allora aspettano che i figli siano abbastanza grandi. Alcuni ragazzi hanno poi voglia di conoscere il genitore naturale, ma è una reazione comprensibile, succede anche ai figli adottati. Gli oppositori della fecondazione eterologa sostengono che sapere di essere nati grazie alla fecondazione in vitro causerebbe qualche problema psicologico, ma è una supposizione smentita dai medici.

Alcuni sostengono che l’approvazione della legge 40 sia il primo passo verso la revisione della legge sull’aborto. Lei condivide questa opinione?
Si. E' vero che diversi esponenti del mondo cattolico hanno dichiarato che l'aborto è ormai una pratica accettata dalla coscienza comune e che comunque quella legge ha contribuito a ridurre drasticamente gli aborti clandestini e quindi non va toccata. In realtà però il discorso è stato riaperto su un terreno più favorevole ai proibizionisti, quello appunto dell'embrione e dei suoi diritti, su cui sono stati puntati i riflettori. Rocco Buttiglione ad esempio ha proposto una modifica del codice civile per dare personalità giuridica all'embrione. Ma per quella strada sarebbe inevitabile, prima o poi, cancellare anche la normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza: è difficile sostenere che un feto di qualche mese abbia meno diritti di una vita allo stato nascente come l'embrione.

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