
L’approvazione della legge 40 del febbraio 2004 sulla procreazione
assistita ha provocato un dibattito acceso, che ricorda per certi versi
il confronto degli anni '70 su divorzio e aborto. Da un lato c’è chi
approva i contenuti della legge affermando che essa regolamenta il tema
dopo 20 anni di confusione legislativa, stabilisce correttamente i
diritti dell’embrione e vieta la fecondazione eterologa in base a
ragionevoli convinzioni morali. Dall’altro ci sono i critici che
descrivono il provvedimento come oscurantista, lesivo dei diritti della
donna, ambiguo su quelli dell’embrione e ingiustificato
scientificamente. Tra loro c’è Chiara Valentini, giornalista de
L’espresso, che ha scritto un libro sull’argomento, La fecondazione
proibita (Feltrinelli, 192 pagine, 13 euro), dove oltre ad illustrare la
sua posizione critica nei confronti della legge, racconta la storia
ventennale della fecondazione assistita in Italia.
La legge 40 sulla procreazione assistita arriva venti anni dopo il
primo caso di fecondazione artificiale in Italia, come spiega questo
ritardo?
Il ritardo non è soltanto legislativo, ma anche culturale. Il tema della
fecondazione assistita non è mai stato infatti prioritario in Italia, né
per i cattolici né per i laici, così il dibattito ha coinvolto solo una
piccola fetta della società, salvo poi esplodere saltuariamente sui
giornali e in televisione con le storie di mamme nonne, uteri in affitto
e vendite di sperma per corrispondenza. Il problema quindi è che per
molti italiani la fecondazione assistita finiva per diventare sinonimo
di fatti particolarmente grotteschi, ai limiti del ridicolo, ma il tutto
si basava su un ragionamento fuorviante, perché polemizzare su questi
episodi nascondeva il fatto che in Italia nascevano decine di migliaia
di bambini che portavano gioia in altrettante famiglie. Ora che una
legge è stata approvata è partito un dibattito che forse coinvolge molte
persone ma è un dibattito incattivito, come non se ne sono visti in
Europa. In Spagna, per esempio, la fecondazione in vitro non è
demonizzata come fanno alcuni da noi, è considerata una pratica normale,
quotidiana, e c’è stupore per la risposta della società italiana a
queste problematiche.
Quali sono i punti chiave della legge?
La legge impone innanzi tutto una specie di diktat per cui l’embrione è
un portatore di diritti al pari degli altri soggetti coinvolti. Questo
status giuridico configge con quello della madre ed è inoltre
paradossale che all’embrione vengano attribuiti diritti negati, in caso
di aborto, al feto. La legge vieta il ricorso a pratiche di fecondazione
assistita che coinvolgono donatori estranei alla coppia, single, persone
anziane, minorenni, coppie omosessuali. La fecondazione assistita è
permessa agli eterosessuali conviventi o sposati. Sono vietate la
sperimentazione sugli embrioni e il loro congelamento, è infine vietata
la produzione di più di tre embrioni per un impianto.
La legge regolamenta il settore dopo venti anni di assenza
legislativa durante i quali ci sono stati diversi casi di
sperimentazioni selvagge sulle donne e violazioni dei diritti
informativi delle coppie. La legge vieta inoltre l’affitto degli uteri,
la vendita di sperma e ovuli, i fenomeni delle mamme-nonne.
Perché il suo giudizio è così negativo?
Il divieto della fecondazione eterologa e le limitazioni imposte a
quella omologa non hanno alcun fondamento scientifico. Il vuoto
legislativo ha senz’altro favorito abusi e violazioni dei diritti delle
donne ma è sbagliato impostare il discorso in questo modo, il fatto che
in questi venti anni ci siano state certe degenerazioni non significa
che la fecondazione artificiale sia una pratica nociva o umiliante,
d’altronde a nessuno verrebbe in mente di vietare i trapianti perché
esiste il commercio di organi o per gli episodi di malasanità raccontati
talvolta nelle cronache. La fecondazione artificiale è invece una
pratica legittima agli occhi dei medici, grazie alla quale sono nate
quasi due milioni di persone nel mondo e circa 50 mila in Italia.
La legge vieta di fecondare più di tre ovociti, dai cui potranno
derivare al massimo tre embrioni, ma al peggio anche solo uno. La
ragione è che non ci si vuol trovare con troppi embrioni, perché se poi
non si impiantano tutti bisognerebbe congelarne alcuni, i cosiddetti “sovranumerari”,
e la legge lo vieta. Anche questo punto della legge è sbagliato?
Questo è uno dei punti più criticati, proprio in nome della salute della
donna. Se infatti l'impianto fallisce, non avendo a disposizione altri
embrioni congelati è necessaria un'altra stimolazione ormonale, e poi
magari un'altra ancora. Più stimolazioni si fanno più sale il rischio di
tumore. Il limite dei tre embrioni è comunque ambiguo perché, per
esempio, una ragazza giovane avrà molte probabilità di avere tre
gemelli, mentre quei tre embrioni saranno insufficienti per una donna
prossima ai quaranta che si dovrà sottoporre ad un altro ciclo di
stimolazione, e allora sì che la pratica sarà invasiva.
La legge 40 stabilisce quali pratiche sono permesse e quali no,
descrive i criteri necessari alle strutture pubbliche e private per
praticare la fecondazione assistita e chiarisce le pene previste per i
trasgressori. Con l’abrogazione per via referendaria si torna alla
confusione di prima?
Non credo che i referendum siano sempre strumenti salvifici, ma è chiaro
che in certi casi sono opportuni, come negli anni '70 per divorzio e
aborto. Comunque un’eventuale abrogazione non impedirebbe al Parlamento
di approvare una legge migliore della 40.
Lei ha incontrato molti genitori che sono ricorsi alla fecondazione
artificiale, omologa ed eterologa, e ha parlato con i loro figli. Che
impressioni ha avuto?
Ho conosciuto genitori felici e figli sani, anzi, la mia sensazione è
che i figli della provetta sembrano più vivaci e intelligenti degli
altri bambini, chissà, forse perché i genitori hanno fatto sacrifici
maggiori per metterli al mondo e li hanno cresciuti con più attenzione,
consapevolezza, dedizione.
Cosa provano i figli quando scoprono di essere nati grazie alla
fecondazione artificiale?
I figli nati con la fecondazione omologa superano senza troppi problemi
la rivelazione dei genitori, mentre le coppie che hanno utilizzato ovuli
o seme di donatori sanno di dover affrontare un momento molto delicato e
allora aspettano che i figli siano abbastanza grandi. Alcuni ragazzi
hanno poi voglia di conoscere il genitore naturale, ma è una reazione
comprensibile, succede anche ai figli adottati. Gli oppositori della
fecondazione eterologa sostengono che sapere di essere nati grazie alla
fecondazione in vitro causerebbe qualche problema psicologico, ma è una
supposizione smentita dai medici.
Alcuni sostengono che l’approvazione della legge 40 sia il primo
passo verso la revisione della legge sull’aborto. Lei condivide questa
opinione?
Si. E' vero che diversi esponenti del mondo cattolico hanno dichiarato
che l'aborto è ormai una pratica accettata dalla coscienza comune e che
comunque quella legge ha contribuito a ridurre drasticamente gli aborti
clandestini e quindi non va toccata. In realtà però il discorso è stato
riaperto su un terreno più favorevole ai proibizionisti, quello appunto
dell'embrione e dei suoi diritti, su cui sono stati puntati i
riflettori. Rocco Buttiglione ad esempio ha proposto una modifica del
codice civile per dare personalità giuridica all'embrione. Ma per quella
strada sarebbe inevitabile, prima o poi, cancellare anche la normativa
sull'interruzione volontaria di gravidanza: è difficile sostenere che un
feto di qualche mese abbia meno diritti di una vita allo stato nascente
come l'embrione.
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