
“Basta con la tracotanza, con l’arroganza di chi fa leggi ingiuste
nell’interesse di pochi!”. Nel freddo del 19 dicembre la voce di Dario
Fo riscalda gli animi. Ha uno sciarpone bianco e poca voglia di
scherzare.
Quando Edda gli dà la parola, il piazzale davanti a Palazzo di Giustizia
di Milano è gremito di persone indignate. All’ordine del giorno
l’ennesima legge Salva- Criminali. La nuova cicuta si chiama
prescrizione.
Siamo “duemila”, dirà oggi il Corriere della Sera in un ben visibile
articolo sulle pagine milanesi. Addio Folli, buon lavoro Mieli.
Anche Repubblica fa un box con foto nelle milanesi. Ma non ci ha molto
aiutati a promuovere l’iniziativa. Bisognerà parlare con il capo della
redazione cittadina: in fondo con le nostre manifestazioni non facciamo
altro che dare sostanza alle idee espresse in prima pagina dai mirabili
editoriali che criticano duramente il governo ad personam. O no?
“Non dobbiamo smettere di esserci, di parlare, di informare gli altri”,
esorta Dario. “Le piazze devono tornare a riempirsi di così tanta gente
da lasciare di sasso quelli là. Il furto di verità è lo scandalo più
grave”.
Poi Dario estrae dalla coppola una delle sue immagini. “Sembra di stare
al Carnevale medievale di San Giacomo, quando chi riusciva a salire sul
palo della cuccagna aveva diritto a tutto ciò che desiderava, si
prendeva tutte le donne. Oggi non è diverso. Presto avremo una sola
legge che permette a chi è al governo di fare tutto quel che gli pare.
Per questo è importare uscire di casa e smettere di delegare”.
Ecco Nando Dalla Chiesa, cappotto cravatta faccia da persona perbene,
Emilia imbacuccata al fianco. Microfono anche a lui.
“L’attacco alla Giustizia fa parte dell’attacco alla Costituzione.
Rispetto a piazza San Giovanni la situazione è molto più grave. Hanno
deciso di portare l’assalto finale alla Costituzione. E noi non possiamo
accettare che la Costituzione sia cambiata, e in quel modo, da un gruppo
di imputati! Per questo a gennaio dobbiamo organizzare una straordinaria
mobilitazione per far capire a tutti che un popolo la sua Costituzione
se la difende!”. Anche il Quirinale, per Dalla Chiesa, è ora nel mirino.
“Vedrete, verrà attaccato anche il presidente della Repubblica, questi
non tollerano alcun limite. E tocca a noi non far sentire solo il
presidente Ciampi!”.
Microfono
a Roberto Zaccaria, il “nuovo acquisto di Milano”, come lo chiama Edda.
“Il fondamento della Costituzione è il principio di uguaglianza.
Scardinare questo principio con leggi rivolte all’impunità di pochi è
un’azione eversiva, tant'è vero che diverse leggi ad personam sono
risultate inapplicabili o incostituzionali, o sono ancora al vaglio
delle Istituzioni europee. La decisione del Presidente della Repubblica
di rinviare la riforma dell’ordinamento giudiziario è molto importante,
perché dal vertice dello Stato ci arriva un tentativo di argine
all’arroganza eversiva. Ma è indispensabile la partecipazione dei
cittadini. Noi siamo qui non solo a protestare, ma a proporre un’altra
idea di Costituzione e un ‘altra idea di società”.
Ecco Pancho Pardi, il Professore di Firenze, giacca a vento blu da
velista, capelli ritti, parlata franca.
“L’Italia è nelle mani di una banda eversiva. E’ un momento duro e
inedito di crisi democratica. Previti e Dell’Utri sono osceni, ma il
vero scandalo è il presidente del Consiglio. E' lui la vera vergogna
della democrazia, innanzitutto perché era ineleggibile per la legge del
1957 sull’incompatibilità fra titolarità di concessioni pubbliche e
cariche elettive. E’ prescritto sei volte grazie all’artificio di leggi
su misura. E può fare quello che vuole grazie al monopolio delle tv”.
Anche gli affari non vanno male. “L’eversione è figlia dell’uso
privatistico dello Stato. Pochi sanno ad esempio che Mediolanum sta
mettendo le grinfie anche sui 14mila sportelli delle Poste Italiane. Una
cosa pazzesca, che non potrebbe accadere in nessun paese civile”.
Appello accorato alla mobilitazione. “Dobbiamo fare qualcosa in più.
Dobbiamo fare un’opera di divulgazione del valore della Costituzione in
ogni città, soprattutto nei piccoli centri, per vincere il referendum
confermativo. Dobbiamo abbassare il volume del potere televisivo e
coinvolgere il maggior numero di persone in una nuova stagione di
impegno civile”.
Ottavia Piccolo sale sulla pedana, sdrammatizza, saluta e torna giù.
Edda chiama anche me, per evitare un tempo morto.
Esprimo un solo concetto: “Questa gente non vuole l’impunità per tutti.
Per gli avversari politici, per i poveri cristi vuole la gogna. Per i
colletti bianchi che stanno dalla parte giusta la Giustizia dev’essere
invece un’amica affettuosa. E lo dimostra il fatto che per aver detto in
faccia al signor Berlusconi ciò che pensano milioni di italiani e quasi
tutta la comunità internazionale mi devo difendere dall’accusa di offesa
alle Istituzioni, di agguato mediatico e ingiuria. Ma è soltanto con
l’uso disinibito della nostra libertà che possiamo rompere il gioco
della menzogna e dell’arbitrio. Come ci esorta sempre questo monumento
vivente alla libertà di pensiero che è Dario, ognuno faccia la sua
parte: solo così ce la possiamo cavare”.
Tocca al Professor Carlo Smuraglia, ex parlamentare, ex membro del Csm,
ora attivo nell’associazione Aprile, lucido e combattivo a dispetto
dell’età.
Parla da giurista, ma prima di tutto da cittadino che ne ha viste tante:
“Siamo in presenza di un governo che ha un assoluto disprezzo delle
regole. Vogliono una Democrazia autoritaria, stanno facendo passare con
leggerezza leggi che stravolgono il sistema costituzionale. Questa è una
battaglia da combattere adesso, per noi e per i nostri figli!”.
Parla anche Simona Peverelli, in rappresentanza dell’associazione
Libertà e Giustizia, alla sua prima volta in piazza a Milano.
Interviene anche Federico Sinicato, a riprova che non tutti gli avvocati
si identificano con Pecorella, ora in lizza per diventare Giudice delle
Leggi. Vedo e saluto anche l’amico avvocato Roberto Pacchioli, di
Avvocati e Democrazia.
Marco Travaglio, previsto in palinsesto, è rimasto bloccato su un treno.
Edda chiama a sorpresa sul palchetto Gianni Barbacetto, giornalista di
Diario. “La sentenza di Palermo su Dell’Utri chiama in causa Milano”,
dice. “Qualcuno sperava che questa città reagisse, ci si poteva
attendere un dibattito sul rapporto fra poteri finanziari e criminali.
Invece niente, si è fatta ancora una volta polemica sui giudici
politicizzati. Bisognerebbe forse chiedersi quali meccanismi siano
scattati a Milano, e da decenni a questa parte. Si dovrebbe capire
perché in questa città importanti uomini d’affari come Gardini,
banchieri come Sindona e Calvi sono finiti nelle mani della mafia. C’è
un filo nero che lega la finanza milanese alla mafia. Quest’ultima
sentenza parla di noi, eppure non ha generato alcun dibattito
innanzitutto nel mondo dell’economia. Se non si indaga sul tasso di
illegalità della vita imprenditoriale, poi non ci deve stupire che certi
imprenditori riescano a portare nelle Istituzioni quel tasso di
illegalità”.
Il microfono è aperto. Alcuni manifestanti prendono la parola. C’è molta
rabbia ma anche una forte determinazione ad agire. Di fronte al
Carnevale di San Giacomo, una nuova piazza San Giovanni è possibile
oltre che necessaria.
Salutiamo quelli della Digos. Si smobilita. Anche questa è fatta.
Alberto - il rivoluzionario in loden - già pensa alla prossima. “Sai che
mentre parlavate ho distribuito centinaia di volantini sulle riforme
costituzionali?”.
Al cappotto porta sempre un distintivo in cui campeggia una pugnace
Italia turrita di Staino e la scritta: “L’articolo 138 sono io”.
E’ ora di cena e di telegiornali. “Lista unitaria. Il Centrosinistra si
spacca”, annunciano i titoli.
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