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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 21 DICEMBRE 2004
Il carnevale di San Giacomo

PIERO RICCA

“Basta con la tracotanza, con l’arroganza di chi fa leggi ingiuste nell’interesse di pochi!”. Nel freddo del 19 dicembre la voce di Dario Fo riscalda gli animi. Ha uno sciarpone bianco e poca voglia di scherzare.
Quando Edda gli dà la parola, il piazzale davanti a Palazzo di Giustizia di Milano è gremito di persone indignate. All’ordine del giorno l’ennesima legge Salva- Criminali. La nuova cicuta si chiama prescrizione.
Siamo “duemila”, dirà oggi il Corriere della Sera in un ben visibile articolo sulle pagine milanesi. Addio Folli, buon lavoro Mieli.
Anche Repubblica fa un box con foto nelle milanesi. Ma non ci ha molto aiutati a promuovere l’iniziativa. Bisognerà parlare con il capo della redazione cittadina: in fondo con le nostre manifestazioni non facciamo altro che dare sostanza alle idee espresse in prima pagina dai mirabili editoriali che criticano duramente il governo ad personam. O no?

“Non dobbiamo smettere di esserci, di parlare, di informare gli altri”, esorta Dario. “Le piazze devono tornare a riempirsi di così tanta gente da lasciare di sasso quelli là. Il furto di verità è lo scandalo più grave”.
Poi Dario estrae dalla coppola una delle sue immagini. “Sembra di stare al Carnevale medievale di San Giacomo, quando chi riusciva a salire sul palo della cuccagna aveva diritto a tutto ciò che desiderava, si prendeva tutte le donne. Oggi non è diverso. Presto avremo una sola legge che permette a chi è al governo di fare tutto quel che gli pare. Per questo è importare uscire di casa e smettere di delegare”.

Ecco Nando Dalla Chiesa, cappotto cravatta faccia da persona perbene, Emilia imbacuccata al fianco. Microfono anche a lui.
“L’attacco alla Giustizia fa parte dell’attacco alla Costituzione. Rispetto a piazza San Giovanni la situazione è molto più grave. Hanno deciso di portare l’assalto finale alla Costituzione. E noi non possiamo accettare che la Costituzione sia cambiata, e in quel modo, da un gruppo di imputati! Per questo a gennaio dobbiamo organizzare una straordinaria mobilitazione per far capire a tutti che un popolo la sua Costituzione se la difende!”. Anche il Quirinale, per Dalla Chiesa, è ora nel mirino. “Vedrete, verrà attaccato anche il presidente della Repubblica, questi non tollerano alcun limite. E tocca a noi non far sentire solo il presidente Ciampi!”.

Microfono a Roberto Zaccaria, il “nuovo acquisto di Milano”, come lo chiama Edda.
“Il fondamento della Costituzione è il principio di uguaglianza. Scardinare questo principio con leggi rivolte all’impunità di pochi è un’azione eversiva, tant'è vero che diverse leggi ad personam sono risultate inapplicabili o incostituzionali, o sono ancora al vaglio delle Istituzioni europee. La decisione del Presidente della Repubblica di rinviare la riforma dell’ordinamento giudiziario è molto importante, perché dal vertice dello Stato ci arriva un tentativo di argine all’arroganza eversiva. Ma è indispensabile la partecipazione dei cittadini. Noi siamo qui non solo a protestare, ma a proporre un’altra idea di Costituzione e un ‘altra idea di società”.

Ecco Pancho Pardi, il Professore di Firenze, giacca a vento blu da velista, capelli ritti, parlata franca.
“L’Italia è nelle mani di una banda eversiva. E’ un momento duro e inedito di crisi democratica. Previti e Dell’Utri sono osceni, ma il vero scandalo è il presidente del Consiglio. E' lui la vera vergogna della democrazia, innanzitutto perché era ineleggibile per la legge del 1957 sull’incompatibilità fra titolarità di concessioni pubbliche e cariche elettive. E’ prescritto sei volte grazie all’artificio di leggi su misura. E può fare quello che vuole grazie al monopolio delle tv”. Anche gli affari non vanno male. “L’eversione è figlia dell’uso privatistico dello Stato. Pochi sanno ad esempio che Mediolanum sta mettendo le grinfie anche sui 14mila sportelli delle Poste Italiane. Una cosa pazzesca, che non potrebbe accadere in nessun paese civile”. Appello accorato alla mobilitazione. “Dobbiamo fare qualcosa in più. Dobbiamo fare un’opera di divulgazione del valore della Costituzione in ogni città, soprattutto nei piccoli centri, per vincere il referendum confermativo. Dobbiamo abbassare il volume del potere televisivo e coinvolgere il maggior numero di persone in una nuova stagione di impegno civile”.

Ottavia Piccolo sale sulla pedana, sdrammatizza, saluta e torna giù. Edda chiama anche me, per evitare un tempo morto.
Esprimo un solo concetto: “Questa gente non vuole l’impunità per tutti. Per gli avversari politici, per i poveri cristi vuole la gogna. Per i colletti bianchi che stanno dalla parte giusta la Giustizia dev’essere invece un’amica affettuosa. E lo dimostra il fatto che per aver detto in faccia al signor Berlusconi ciò che pensano milioni di italiani e quasi tutta la comunità internazionale mi devo difendere dall’accusa di offesa alle Istituzioni, di agguato mediatico e ingiuria. Ma è soltanto con l’uso disinibito della nostra libertà che possiamo rompere il gioco della menzogna e dell’arbitrio. Come ci esorta sempre questo monumento vivente alla libertà di pensiero che è Dario, ognuno faccia la sua parte: solo così ce la possiamo cavare”.

Tocca al Professor Carlo Smuraglia, ex parlamentare, ex membro del Csm, ora attivo nell’associazione Aprile, lucido e combattivo a dispetto dell’età.
Parla da giurista, ma prima di tutto da cittadino che ne ha viste tante: “Siamo in presenza di un governo che ha un assoluto disprezzo delle regole. Vogliono una Democrazia autoritaria, stanno facendo passare con leggerezza leggi che stravolgono il sistema costituzionale. Questa è una battaglia da combattere adesso, per noi e per i nostri figli!”.
Parla anche Simona Peverelli, in rappresentanza dell’associazione Libertà e Giustizia, alla sua prima volta in piazza a Milano.
Interviene anche Federico Sinicato, a riprova che non tutti gli avvocati si identificano con Pecorella, ora in lizza per diventare Giudice delle Leggi. Vedo e saluto anche l’amico avvocato Roberto Pacchioli, di Avvocati e Democrazia.

Marco Travaglio, previsto in palinsesto, è rimasto bloccato su un treno.
Edda chiama a sorpresa sul palchetto Gianni Barbacetto, giornalista di Diario. “La sentenza di Palermo su Dell’Utri chiama in causa Milano”, dice. “Qualcuno sperava che questa città reagisse, ci si poteva attendere un dibattito sul rapporto fra poteri finanziari e criminali. Invece niente, si è fatta ancora una volta polemica sui giudici politicizzati. Bisognerebbe forse chiedersi quali meccanismi siano scattati a Milano, e da decenni a questa parte. Si dovrebbe capire perché in questa città importanti uomini d’affari come Gardini, banchieri come Sindona e Calvi sono finiti nelle mani della mafia. C’è un filo nero che lega la finanza milanese alla mafia. Quest’ultima sentenza parla di noi, eppure non ha generato alcun dibattito innanzitutto nel mondo dell’economia. Se non si indaga sul tasso di illegalità della vita imprenditoriale, poi non ci deve stupire che certi imprenditori riescano a portare nelle Istituzioni quel tasso di illegalità”.

Il microfono è aperto. Alcuni manifestanti prendono la parola. C’è molta rabbia ma anche una forte determinazione ad agire. Di fronte al Carnevale di San Giacomo, una nuova piazza San Giovanni è possibile oltre che necessaria.
Salutiamo quelli della Digos. Si smobilita. Anche questa è fatta. Alberto - il rivoluzionario in loden - già pensa alla prossima. “Sai che mentre parlavate ho distribuito centinaia di volantini sulle riforme costituzionali?”.
Al cappotto porta sempre un distintivo in cui campeggia una pugnace Italia turrita di Staino e la scritta: “L’articolo 138 sono io”.
E’ ora di cena e di telegiornali. “Lista unitaria. Il Centrosinistra si spacca”, annunciano i titoli.

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