
Rivolgiamo un appello a tutti i cittadini di buona volontà: dobbiamo
mobilitarci per difendere la democrazia nel nostro paese.
Non è un’esagerazione né un modo di dire. E’ proprio la verità. La
democrazia è minacciata ogni volta che viene a mancare la libertà
d’informazione e lo stato di diritto. Esattamente ciò che sta avvenendo
in Italia. Come ai tempi del fascismo. Certo, oggi la minaccia non é più
la violenza dell’olio di ricino. C’e’ però qualcosa di ugualmente
preoccupante che a lungo andare addormenta le coscienze e uccide la
voglia di reazione. E’ qualcosa di più morbido, di più avvolgente, è uno
sfavillio di luci e apparenze che ubriaca le menti e toglie la voglia di
ragionare con la propria testa.
E’, per intenderci, il monopolio dell’informazione che - opportunamente
manipolata - riesce a far credere all’opinione pubblica anche che
qualcuno possa aver messo la luna nel pozzo. Spiace dirlo, ma è così:
gli italiani d’oggi non possono ragionare con la loro testa e - quel che
è più grave - molte volte nemmeno lo sanno. Ognuno di noi quando decide
di fare o non fare una cosa o quando ritiene di dover dare ragione a
Tizio o Caio, lo fa sulla base delle informazioni che riceve. Il
problema in Italia sta proprio in ciò: le notizie che ci pervengono sono
molto spesso frutto di manipolazioni e stravolgimenti perché chi è
deputato a fornirle ha interesse a raccontare le cose non secondo verità
ma secondo convenienza (propria e dei suoi referenti politici).
Succede così, ad esempio, che il giorno dopo la sentenza del Tribunale
di Milano a carico di Berlusconi, quasi tutte le televisioni ed i
giornali, salvo pochissimi, titolano "Berlusconi assolto". Non è vero,
ma intanto questa è la notizia che è passata ed è questa la convinzione
che l’opinione pubblica si è fatta. La sottile ma sostanziale differenza
tecnica fra assoluzione e "prescrizione previa concessione delle
attenuanti generiche" (come in realtà deciso dal Tribunale di Milano)
non viene in alcun modo spiegata, illustrata, sottoposta al vaglio
critico. Subito tutti si sono sperticati in lodi a favore dell’assolto
Berlusconi ed in contumelie contro i giudici di Milano, ma quasi nessuno
ha invitato i cittadini a riflettere sul fatto che - se a Berlusconi
sono state concesse le attenuanti generiche - vuol dire che non è stato
ritenuto innocente e che egli quindi se l’è cavata per il rotto della
cuffia solo grazie ad una "regoletta" processuale: quella della
prescrizione (vale a dire del troppo tempo trascorso da quando è stato
commesso il reato per cui ora non può più essere processato). Non sono
solo "sottigliezze" giuridiche, come qualcuno potrebbe obbiettare, ma
vere e proprie responsabilità politiche e morali che dovrebbe incombere
su chi fa il Presidente del Consiglio ed obbligarlo alle dimissioni
immediate.
Invece in Italia chi è al Governo può fare quello che gli pare (anche
fregarsene di dare le dimissioni) perché l’informazione sulle sue
responsabilità politiche e morali non viene data e quindi non fa breccia
nelle coscienze dei cittadini. Eppure c’è da rabbrividire solo a
riflettere sulla caratura morale del gruppo dirigente di cui si è
circondato il nostro Presidente del Consiglio: alla sua destra siede
Cesare Previti condannato ad una decina d’anni per corruzione di
magistrati; alla sua sinistra c’è il fido Dell’Utri, condannato per
collusione con la mafia; intorno ci sono i vari Brancher, Berruti,
Frigerio, Salini e tanti altri strani personaggi condannati per aver -
di volta in volta - dato o preso denaro per corruzione (e per questa
ragione sono stati ringraziati da Berlusconi con un seggio al Parlamento
e non buttati fuori dal suo entourage); in mezzo c’è lui, il Capo del
Governo addirittura, che si è fatto fare leggi ad hoc apposta per
tirarsi fuori dai guai giudiziari o è ricorso a tante furbizie per
riuscire ad allungare i tempi processuali fino ad arrivare alla tanto
agognata prescrizione.
Ecco, noi crediamo che il modo di essere (e di fare) di queste persone
che ci governano o stanno al Parlamento sia una chiara manifestazione di
"regime". Essi occupano i loro posti non per pensare o occuparsi del
bene comune ma per fare i loro interessi (soprattutto giudiziari)
arrogantemente convinti che nessuno possa contestare loro nulla.
Soprattutto senza rendersi conto - o comunque fregandosene - del fatto
che certe loro decisioni o leggi fatte apposta per loro, poi - dovendosi
applicare a tutti - finiscono per stravolgere lo Stato di diritto Un
esempio? La legge "salva-Previti", in via di approvazione che prevede un
drastica riduzione dei tempi di prescrizione per gli incensurati. E’ una
legge chiaramente voluta per permettere all’Onorevole Cesare Previti di
arrivare anche lui alla prescrizione ed evitare così la galera nel caso
la sentenza di condanna che lo ha colpito venisse confermata in Appello.
Gli effetti di una tale legge, però, si dovranno applicare a tutti e
quindi, oltre alla beffa a favore di Previti, avremo anche il danno che
tanti criminali ne potranno usufruire. Infatti tutti coloro che
risulteranno formalmente incensurati se ne potranno avvantaggiare,
giacché - siccome i termini della prescrizione sono così ridotti da non
permettere praticamente mai di finire i processi in tempo - tutti
finiranno per rimanere incensurati, anche quelli nei cui confronti ci
sono decine e decine di processi in corso.
Questo modo di legiferare ha come conseguenza la morte dello Stato di
diritto poiché la legge non è più uguale per tutti. Anche sotto questo
aspetto, quindi siamo di fronte ad un "atto di regime".
Cosa fare allora per fermare tale deriva antidemocratica? Non possiamo e
non dobbiamo certo prendere i bastoni. Possiamo però correre ugualmente
alla Bastiglia a mani nude per far sentire la nostra voce e per far
conoscere agli altri il pericolo che incombe nel nostro paese. Ecco
perché l'Italia dei Valori si fa promotrice di questa che potremmo
definire simbolicamente "chiamata alle armi".
Possiamo anche fare di più e l'Italia dei Valori si sta attrezzando per
farlo: creare le condizioni politiche e legislative per frenare la
deriva. La premessa è ancora una volta la risoluzione della questione
morale all’interno del Parlamento italiano. Solo parlamentari con la
fedina penale pulita e comunque non ricattabili né ricattatori possono
emanare leggi serie ed affidabili. Perciò la prima regola da stabilire è
la seguente: coloro che sono stati condannati con sentenza passata in
giudicato per reati dolosi non possono essere candidati. Già ora chi si
trova in tale condizione non può svolgere molti incarichi pubblici (per
esempio non può fare il vigile urbano né il maestro). Può invece fare il
parlamentare e questo è un assurdo logico prima che etico. Attrezziamoci
allora a raccogliere le firme necessarie per una legge di iniziativa
popolare che preveda appunto la non candidabilità delle persone
condannate.
Potremmo iniziare la raccolta proprio in occasione ed in concomitanza di
una grande manifestazione nazionale in difesa della democrazia, aperta a
tutta la società civile e a tutti i partiti che ci vogliono stare.
Sarebbe questo un modo concreto per passare dalla fase della protesta a
quella della "proposta". Così concreta che dovremmo chiedere alle forze
del centrosinistra non solo di appoggiare tale legge di iniziativa
popolare, ma anche di inserirla - come contributo della società civile -
nel programma di governo dei primi cento giorni della prossima
legislatura (nella speranza di riuscire a vincere le elezioni la
prossima volta) e soprattutto di prevederla come regola di condotta al
proprio interno in occasione delle prossime elezioni politiche. Orsù
dunque, in attesa dell’alba che verrà, attrezziamoci per il Santo
Natale. Auguri.
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