
Il Procuratore di Verona Guido Papalia andrebbe preso a calci in culo.
L'autore di questa perla è il leghista Mario Borghezio che, durante un
comizio, qualche giorno fa si è scagliato contro il Giudice colpevole di
aver fatto incriminare nella sua carriera diversi esponenti del
Carroccio (tra i quali anche il senatur Umberto Bossi).
"E' vero che siamo pacifici, siamo pazienti, ma lasciamo correre sin
troppo - ha spiegato l'europarlamentare davanti ad una folla di camicie
verdi - a Verona sarebbe ora che qualcuno (il riferimento è ovviamente a
Papalia, ndr) inciampasse per la strada e che qualche passante gli
scaricasse una bella dose di calci in culo".
Parole che hanno fatto andare su tutte le furie l'Associazione Nazionale
Magistrati che, attraverso un comunicato, ha chiesto l'intervento
urgente del ministro della Giustizia (e compagno di partito di
Borghezio) Roberto Castelli.
"Da due giorni attendiamo di conoscere come il Ministro Castelli
definisce l'invito rivolto dall'onorevole Borghezio, in un comizio a
Milano, a prendere a calci in cxxx il Procuratore Papalia - si legge
nella nota - l'attesa non sarà stata inutile se il Ministro vorrà
finalmente dire che anche la volgarità ha un limite e ricordare che gli
esponenti politici per primi hanno il dovere di rispettare la
magistratura".
L'Anm ha poi ricordato che la settimana scorsa il Guardasigilli aveva
definito "libera espressione di pensiero" gli epiteti di razzista e
nazista diretti da alcuni parlamentari all'indirizzo del Procuratore.
Nel bel mezzo dei lavori parlamentari, infatti, i leghisti Federico
Bricolo e Davide Caparini avevano mostrato alla Camera dei Deputati dei
cartelli con la scritta "Papalia razzista, Papalia nazista".
Anche in quel caso il sindacato delle Toghe era intervenuto con
tempestività, definendo "inaccettabili" gli insulti rivolti al collega.
Sulla stessa lunghezza d'onda i consiglieri togati e laici di
centrosinistra del Csm, che avevano presentato al plenum una proposta di
risoluzione, da discutere con procedura d'urgenza, volta a condannare il
vergognoso atteggiamento del Carroccio.
"Le invettive nei confronti del procuratore Papalia e dell'ufficio da
lui diretto sono inaccettabili - si leggeva nel testo della bozza - ed
impongono che il Consiglio Superiore della Magistratura intervenga a
tutela del prestigio del magistrato coinvolto, dell'ufficio giudiziario
da lui diretto e più in generale della credibilità dell'istituzione
giudiziaria".
Il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni aveva poi ribadito "la più
viva solidarietà del Consiglio" al Procuratore.
Proprio in quei giorni Castelli decideva invece di presenziare ad una
manifestazione organizzata a Verona per esprimere solidarietà alle
ultime vittime di Papalia, sei esponenti del Carroccio condannati per
aver promosso una campagna anti-nomadi nell'estate del 2001.
"Se in un paese democratico si condannano dei cittadini che non hanno
lanciato molotov, non hanno fracassato vetrine, invaso binari, fatto
blocchi stradali - aveva affermato il Guardasigilli in quell'occasione -
ma semplicemente messo un banchetto in piazza per raccogliere firme, che
insomma hanno fatto un'azione politica, significa che nel sistema c'è
qualcosa di profondamente sbagliato".
Dichiarazioni che erano subito state rispedite al mittente dal
segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati Carlo Fucci, dal
segretario di Movimento per la Giustizia Nino Condorelli, dal segretario
di Unità per la Costituzione Fabio Roia, dal presidente di Magistratura
Democratica Livio Pepino e da molti altri rappresentanti delle Toghe.
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