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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 23 DICEMBRE 2004
Borghezio: "Papalia va preso a calci in culo"
REDAZIONE

Il Procuratore di Verona Guido Papalia andrebbe preso a calci in culo.
L'autore di questa perla è il leghista Mario Borghezio che, durante un comizio, qualche giorno fa si è scagliato contro il Giudice colpevole di aver fatto incriminare nella sua carriera diversi esponenti del Carroccio (tra i quali anche il senatur Umberto Bossi).
"E' vero che siamo pacifici, siamo pazienti, ma lasciamo correre sin troppo - ha spiegato l'europarlamentare davanti ad una folla di camicie verdi - a Verona sarebbe ora che qualcuno (il riferimento è ovviamente a Papalia, ndr) inciampasse per la strada e che qualche passante gli scaricasse una bella dose di calci in culo".

Parole che hanno fatto andare su tutte le furie l'Associazione Nazionale Magistrati che, attraverso un comunicato, ha chiesto l'intervento urgente del ministro della Giustizia (e compagno di partito di Borghezio) Roberto Castelli.
"Da due giorni attendiamo di conoscere come il Ministro Castelli definisce l'invito rivolto dall'onorevole Borghezio, in un comizio a Milano, a prendere a calci in cxxx il Procuratore Papalia - si legge nella nota - l'attesa non sarà stata inutile se il Ministro vorrà finalmente dire che anche la volgarità ha un limite e ricordare che gli esponenti politici per primi hanno il dovere di rispettare la magistratura".
L'Anm ha poi ricordato che la settimana scorsa il Guardasigilli aveva definito "libera espressione di pensiero" gli epiteti di razzista e nazista diretti da alcuni parlamentari all'indirizzo del Procuratore.

Nel bel mezzo dei lavori parlamentari, infatti, i leghisti Federico Bricolo e Davide Caparini avevano mostrato alla Camera dei Deputati dei cartelli con la scritta "Papalia razzista, Papalia nazista".
Anche in quel caso il sindacato delle Toghe era intervenuto con tempestività, definendo "inaccettabili" gli insulti rivolti al collega.
Sulla stessa lunghezza d'onda i consiglieri togati e laici di centrosinistra del Csm, che avevano presentato al plenum una proposta di risoluzione, da discutere con procedura d'urgenza, volta a condannare il vergognoso atteggiamento del Carroccio.
"Le invettive nei confronti del procuratore Papalia e dell'ufficio da lui diretto sono inaccettabili - si leggeva nel testo della bozza - ed impongono che il Consiglio Superiore della Magistratura intervenga a tutela del prestigio del magistrato coinvolto, dell'ufficio giudiziario da lui diretto e più in generale della credibilità dell'istituzione giudiziaria".
Il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni aveva poi ribadito "la più viva solidarietà del Consiglio" al Procuratore.

Proprio in quei giorni Castelli decideva invece di presenziare ad una manifestazione organizzata a Verona per esprimere solidarietà alle ultime vittime di Papalia, sei esponenti del Carroccio condannati per aver promosso una campagna anti-nomadi nell'estate del 2001.
"Se in un paese democratico si condannano dei cittadini che non hanno lanciato molotov, non hanno fracassato vetrine, invaso binari, fatto blocchi stradali - aveva affermato il Guardasigilli in quell'occasione - ma semplicemente messo un banchetto in piazza per raccogliere firme, che insomma hanno fatto un'azione politica, significa che nel sistema c'è qualcosa di profondamente sbagliato".
Dichiarazioni che erano subito state rispedite al mittente dal segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati Carlo Fucci, dal segretario di Movimento per la Giustizia Nino Condorelli, dal segretario di Unità per la Costituzione Fabio Roia, dal presidente di Magistratura Democratica Livio Pepino e da molti altri rappresentanti delle Toghe.

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