
Il presidente russo Vladimir Putin, accusato di aver palesemente
truccato le recenti elezioni in Cecenia, di aver influenzato quelle
bielorusse, ucraine e georgiane, e di aver sferrato un violento attacco
allo stato di diritto nel proprio paese, si mette a dare lezioni di
Democrazia.
L'ex agente del Kgb ha accusato l'occidente di voler manipolare le
consultazioni elettorali irachene del prossimo 30 di gennaio.
"Ci sono elezioni in Iraq - ha affermato puntando il dito in particolare
contro l'Unione europea - ma l'Ocse ha detto che saranno monitorate
dalla Giordania: non è una farsa?".
Poi il numero uno del Cremlino ha riservato una stoccata agli americani,
che vogliono far svolgere la tornata in un Paese praticamente ancora in
guerra.
"Oggi si calcola che le ostilità siano ancora in corso in nove città
irachene - ha chiarito - eppure vogliono tenere elezioni, non capiamo
come si possa votare in un Paese interamente occupato".
Ma Putin, che in parte evidenzia problemi reali e sotto gli occhi di
tutti, in realtà si interessa alla questione solo per interesse
personale. Il presidente ha il dente avvelenato, le vere ragioni di
queste sue accuse sono legate alla volontà "dell'occidente di voler
isolare Mosca" dalle repubbliche ex sovietiche.
Per le elezioni irachene e per quelle ucraine, ha infatti spiegato,
"vengono usati due pesi e due misure".
"Gli Stati Uniti - ha aggiunto - vogliono una Russia senza Ucraina".
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