
I presidenti della Camera e del Senato Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera
hanno ieri nominato commissari dell'Autorità garante della concorrenza e
del mercato Giorgio Guazzaloca e Antonio Pilati.
I due sostituiranno Michele Grillo e Marco D'Alberti, il cui mandato è
scaduto lo scorso 11 novembre. L'8 marzo 2005 scadrà anche il mandato
del presidente Giuseppe Tesauro, che potrebbe essere sostituito proprio
da uno dei nuovi arrivati.
La decisione di Pera e Casini ha ovviamente fatto andare su tutte le
furie gli esponenti del centrosinistra, per quali la Casa delle Libertà,
"dopo aver occupato tutte le Istituzioni con la logica più stretta di
maggioranza" adesso "procede a mettere sotto controllo politico le
Authority calpestando ogni criterio di competenza e di indipendenza dei
nuovi membri".
"Non sia offesa a Guazzaloca, uomo di livello sicuramente idoneo ad una
responsabilità di governo - ha osservato il dielle Pierluigi Castagnetti
- ma la sua nomina in un ruolo per il quale non ha alcun titolo o
competenza ha solo il significato di mortificare ogni regola formale e
anche solo il buon senso".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il primo cittadino di Bologna Sergio
Cofferati, che ha conquistato la poltrona di sindaco del capoluogo
emiliano proprio battendo il suo predecessore Guazzaloca.
"Io come tanti altri non ho capito quali siano i requisiti per diventare
commissario dell'Antitrust - ha affermato l'ex leader della Cgil - se
questi non sono espliciti, rimane come unico criterio percepito quello
della spartizione politica. E' un problema molto serio perché parliamo
di un'autorità che in virtù della sua autonomia dovrà essere di
bilanciamento dei rapporti di potere".
Durissimo commento anche da parte del "nuovo" Corriere della Sera
targato Paolo Mieli.
"L'Antitrust sta per subire una profonda trasformazione - si legge in un
articolo al vetriolo - dovrà vigilare sull'attuazione della legge sul
conflitto di interessi aumentando le proprie competenze".
Secondo il quotidiano di Via Solferino "Pilati, dopo aver ideato una
legge pro-Mediaset (la Gasparri, ndr), dovrà controllare se Silvio
Berlusconi dalla postazione di Palazzo Chigi favorisca o meno le aziende
di cui è proprietario".
"Il meno che può succedere è che Pilati se ne lavi le mani - si legge
ancora nel "giornale degli italiani" - un rischio che i presidenti delle
Camere avrebbero dovuto valutare con maggiore sensibilità.
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