
"Le scelte di Guazzaloca e Pilati sono di indiscusso e alto profilo.
Prodi farebbe bene a rimanere in silenzio e a farsi un esame di
coscienza sulle nomine clientelari e paracadutate dall'alto che ha fatto
alla Commissione Europea prima di lasciare l'incarico".
Il forzista Antonio Tajani ha deciso di replicare così al leader del
centrosinistra Romano Prodi, che questa mattina ha inviato al quotidiano
La Repubblica una lettera nella quale emerge tutta la preoccupazione
della Grande Alleanza Democratica per la nomina, da parte dei presidenti
delle Camere, di Giorgio Guazzaloca e di Antonio Pilati all'Antitrust.
Una nomina che, secondo Romano Prodi, "getta nuove ombre sulla tenuta
democratica delle nostre Istituzioni e costituisce un ulteriore passo
verso la delegittimazione e il discredito dell'Italia nel contesto
europeo".
"Con la sua lettera aperta Romano Prodi sceglie la strada della frattura
democratica - ha replicato Francesco Giro - prendendo a bersaglio
politico due delle massime istituzioni dello Stato e utilizzando
argomenti senza fondamento che hanno come unico effetto quello di
denigrare persone perbene che possono vantare un ottimo curriculum
professionale".
Per l'esponente azzurro quella dell'ex presidente della Commissione
europea è stata "una sorta di lugubre prova generale di ciò che potrebbe
accadere se a governare l'Italia fosse una sinistra autoritaria e
intollerante".
Si sono invece schierati dalla parte del loro leader i parlamentari
delle opposizioni. Per il comunista Marco Rizzo "questa compagine
governativa, tra ciprie, bandane, lifting, invocazioni apocalittiche di
lotta tra bene e male, angeli e demoni ha superato la soglia del
grottesco e tra occupazione di poltrone e svendita del patrimonio dello
Stato porterà l'Italia al precipizio".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il senatore del Pdci Gianfranco
Pagliarulo, per il quale "Casini e Pera hanno inflitto una ferita
importante alla democrazia".
"Ha ragione Prodi - ha aggiunto - la nomina di Guazzaloca e Pilati
all'Antitrust è un atto grave. La scelta di Casini e Pera conferma
questa gravissima deriva, una deriva che Prodi ha giustamente definito
dittatura della maggioranza".
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