
Con una lettera a Il Corriere della Sera il numero uno del
centrosinistra Romano Prodi ha comunicato la sua ricetta per il futuro
della Rai.
L'ex presidente della Commissione europea ha sposato le conclusioni
dell'indagine conoscitiva dell'Autorità garante della concorrenza e del
mercato, che lo scorso 26 di novembre aveva consigliato di creare "in
tempi brevi due società distinte, una con obblighi di servizio pubblico
generale finanziata esclusivamente attraverso il canone, l'altra a
carattere commerciale, che sostiene le proprie attività attraverso la
raccolta pubblicitaria". Insomma, esattamente come sono organizzate le
televisioni di Stato in molti Paesi europei.
"Va da sé - ha chiarito Prodi - che la prima società dovrebbe restare di
proprietà pubblica mentre la seconda potrebbe e dovrebbe essere messa in
vendita ed offerta ad investitori e risparmiatori privati".
Secondo l'ex capo del Governo "è una riforma che può essere realizzata
in tempi relativamente brevi e che dovrebbe, in ogni caso, essere
attuata prima di qualsiasi forma di privatizzazione della Rai".
La proposta è piaciuta al dielle Paolo Gentiloni, che l'ha definita
l'unica strada possibile "per un sistema radiotelevisivo che incentivi
la concorrenza e restituisca qualità e senso al servizio pubblico".
"Le parole di Prodi rappresentano un chiaro stop all'attuale
privatizzazione gattopardesca della Rai - ha aggiunto - una ipotesi che
l'intera Alleanza del centrosinistra non condivide e farà di tutto per
bloccare".
Di diverso avviso l'aennino Alessio Butti, per il quale "Prodi ha sempre
l'abitudine di dividere qualcosa".
"Pregherei il professor Prodi, prima di scrivere lettere così
impegnative e così poco veritiere, di leggersi bene la legge 112 e gli
atti che hanno portato la Rai fino a questa delicata fase della
privatizzazione - ha chiarito il parlamentare - quello espresso sarà il
suo punto di vista, ma non corrisponde agli atti ufficiali e
legislativi".
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