Il
candidato democratico John F. Kerry ha ammesso la sconfitta
incassata nelle elezioni presidenziali di ieri. Il senatore ha
così evitato undici giorni di inutile attesa all'America (e al
mondo): troppo ampio il divario tra i due sfidanti nello Stato
dell'Ohio, che rappresentava per i democratici l'ultimo barlume di
speranza per ottenere la vittoria, inutile pertanto procedere al
riconteggio delle schede. Kerry ha telefonato a Bush per
riconoscere la sconfitta, alle 19 (ora italiana) confermerà la
vittoria dei repubblicani anche davanti ai suoi sostenitori a
Boston.
D'altra parte l'esito delle urne non lasciava spazio a troppi
equivoci, il presidente uscente si è imposto con un margine molto
più netto rispetto alla precedente consultazione del 2000, quando
per decretare un vincitore fu necessario un riconteggio delle
schede di oltre trenta giorni in alcuni stati incerti.
Oltre ad aggiudicarsi i grandi elettori necessari per il secondo
mandato, questa volta Bush si è imposto anche nel voto popolare
(nel 2000 vinse invece Al Gore), battendo il suo sfidante John F.
Kerry con un margine di circa quattro punti percentuali (52 per
cento contro 48).
Vittoria repubblicana anche al Congresso, i conservatori
porteranno a casa più seggi rispetto alla scorsa legislatura sia
alla Camera dei rappresentanti che al Senato.
Questa tornata elettorale non resterà nella storia solo per la
riconferma di Bush, ma anche per la massiccia affluenza alle urne,
che non era mai stata così alta. Nel Paese hanno espresso la
propria preferenza il 71 percento degli aventi diritto, con punte
in alcuni Stati superiori all'80 percento, un risultato
straordinario considerando che negli Stati Uniti è necessaria
l'iscrizione alle liste elettorali prima di recarsi alle urne.
Infine una curiosità: la maggioranza degli uomini ha scelto Bush,
ma l'elettorato femminile si è invece affidato a Kerry, votato dal
54 per cento delle donne.
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