
Il presidente russo Vladimir Putin ha ieri deciso di rispondere alle
critiche che i Governi europei e quello americano gli hanno rivolto
nelle passate settimane per via di una serie di riforme giudicate
autoritarie.
"Queste norme consolidano un sistema bilanciato, senza violare i
principi democratici - ha chiarito il presidente russo - le mie riforme
non sono assolutamente legate a una qualche aspirazione del capo dello
Stato di ottenere nuove prerogative o nuovi poteri".
Il numero uno del Cremlino ha inoltre assicurato che Mosca non ha alcuna
intenzione di cambiare la carta fondamentale del Paese.
"La costituzione in vigore ci permette di equilibrare gli organi di
potere e amministrativi in modo opportuno - ha spiegato - ma nello
stesso tempo pone i necessari limiti e restrizioni a tutela dei principi
democratici".
A settembre Putin aveva annunciato l'intenzione di accentrare su
Mosca nuovi poteri a discapito dell'indipendenza delle Repubbliche
indipendentiste.
Con l'approvazione di queste norme verranno automaticamente abolite le
votazioni dirette in tutte le 89 entità federate che compongono la
nazione russa: sarà infatti proprio il presidente a nominare i
governatori regionali.
Una strategia politica, si era giustificato l'Esecutivo di Mosca,
necessaria per contrastare la minaccia del terrorismo internazionale.
"L’elemento decisivo nel consolidamento dello Stato è l'integrità della
Federazione - aveva affermato Putin durante una riunione straordinaria -
le strutture locali dovranno lavorare come un meccanismo integrato con
subordinazione gerarchica. Dobbiamo assicurare l'uniformità delle azioni
dell'intera gerarchia di potere in Russia".
"E' una marcia indietro dal punto di vista delle riforme democratiche -
aveva commentato il segretario di Stato americano Colin Powell - siamo
d'accordo sulla necessità di combattere il terrorismo, ma nella lotta al
terrorismo ci vuole un equilibrio corretto per non allontanarsi dal
processo democratico".
Dello stesso parere l'allora commissario agli Esteri dell'Unione europea
Chris Pattern che, attraverso il suo portavoce, aveva invitato "il
presidente russo a rispettare alla lettera lo spirito della democrazia".
A fine settembre oltre cento esponenti politici di tutto il mondo,
spaventati da un possibile "ritorno alla retorica del militarismo e
dell'impero", avevano scritto una lettera destinata all'attenzione del
segretario dell'Onu Kofi Annan e dei maggiori leader delle democrazie
occidentali.
"Siamo molto preoccupati davanti alla possibilità che i tragici eventi
degli ultimi mesi siano usati per minare la già fragile democrazia russa
- si leggeva nel documento - è molto importante affermare che la lotta
al terrorismo non può diventare un pretesto per fare tutto ciò che si
vuole".
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |