
Gli Stati Uniti d'America hanno criticato, per bocca del proprio
ambasciatore all'Onu John Danforth, l'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite, colpevole di restare inerte di fronte al genocidio in atto in
Sudan. Danforth ha concentrato il suo sfogo in modo particolare contro i
rappresentanti dei paesi africani, ma ha accusato un po' tutta
l'assemblea di essere "incapace di prendere decisioni".
"Non riesco a capire come l'Assemblea Generale possa restare inerte di
fronte alla violazione dei diritti umani perpetrata in Sudan - ha
tuonato Danforth, visibilmente alterato - sarebbe molto importante che
la comunità internazionale parlasse con una sola voce, ma chiaramente
l'Assemblea non è in grado di farlo".
A scatenare la furia dell'ambasciatore è stata la recente decisione del
Palazzo di Vetro di bocciare una nuova risoluzione di condanna per il
Sudan. Lo scorso settembre, con undici voti favorevoli e quattro
astensioni, il Consiglio di Sicurezza aveva già approvato una
risoluzione, attraverso la quale veniva intimato al Governo di Khartoum
di intervenire immediatamente per fermare le violenze perpetrate nel
Paese dalle milizie Janjawid. Solo un piccolo passo in avanti, secondo
la Casa Bianca, che non era apparsa ancora soddisfatta. Il Governo di
Washington si era addirittura detto pronto ad intervenire militarmente
per fermare la guerra civile in atto, inviando un contingente Usa nella regione del Darfur, da schierare al fianco degli uomini
dell'Unione Africana, che da tempo stanno cercando invano di proteggere
i civili dalla furia delle milizie arabe alleate dell'Esecutivo di
Khartoum.
"Non possiamo operare da soli - aveva però chiarito il segretario di
Stato Colin Powell - qui serve la comunità internazionale".
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