
Le regole non devono essere cambiate alla vigilia delle elezioni. Il
leader del centrosinistra Romano Prodi, riferendosi al progetto della
Casa delle Libertà di modificare la legge elettorale e la normativa
sulla par condicio in prossimità delle politiche 2006, ha chiesto al
capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi di vigilare affinché non vengano
compiute violazioni.
Prodi, a nome della sua coalizione, ha dunque espresso al presidente
della Repubblica "profonda preoccupazione" ed ha inoltre auspicato che
venga garantito "il pluralismo dell'informazione, in particolare di
quella offerta dal sistema radiotelevisivo".
Nelle scorse settimane numerosi esponenti delle opposizioni avevano già
commentato con durezza i propositi della maggioranza, parlando senza
troppi giri di parole di un tentativo di istaurare una vera e propria
dittatura nel Paese.
"Forza Italia sta preparando una sorta di golpe - aveva dichiarato il
comunista Pino Sgobio - un colpo di mano sulla Par Condicio e sulla
legge elettorale al fine di cercare un sistema che favorisca la destra".
Per il diessino Giuseppe Giulietti, invece, il centrodestra si appresta
ad "impugnare il manganello mediatico per regolare i conti non solo con
le opposizioni, ma anche con le altre forze politiche della
maggioranza".
"Forza Italia, il partito del presidente del Consiglio editore, intende
tornare alla carica per abrogare ogni forma di Par Condicio - aveva
aggiunto - questo disegno è un vero e proprio oltraggio costituzionale
ed istituzionale. Ci auguriamo che i garanti delle regole vogliano
battere un colpo".
Sulla stessa lunghezza d'onda si era espresso oltre un mese fa il
diessino Willer Bordon, per il quale "cercare di cambiare le regole del
gioco quando la partita è alla fine è da regimi del terzo mondo". Sempre
in quei giorni aveva parlato anche il presidente della Quercia Massimo
D'Alema, che aveva giudicato "aberrante" il progetto della Casa delle
Libertà.
Per il Verde Paolo Cento la Maggioranza vuole "imporre una legge
elettorale per mantenere il potere senza il consenso della maggioranza
degli italiani".
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