CENTOMOVIMENTI NEWS - 4 OTTOBRE 2004
Ucciso un italiano in Iraq. La famiglia accusa: "Il Governo non ha fatto nulla"
REDAZIONE

"E' stato ucciso perché era italiano, ma il Governo non ha mai mosso un dito". E' stato questo il primo commento del fratello di Ayad Anwar Wali, un cittadino iracheno residente in Italia dal 1980, ucciso dai terroristi in Iraq.
La vittima dell'ultimo brutale assassinio messo in atto dai fondamentalisti è un imprenditore di 44 anni, titolare di un'impresa che da oltre 20 anni si occupa dell'esportazione di prodotti italiani da Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, al mondo arabo. Era sposato con una padovana ed aveva un figlio con cittadinanza italiana.

La notizia, diffusa nel primo pomeriggio dalla televisione Al Arabiya, è stata confermata dalla Farnesina: Ayad Anwar Wali, sequestrato lo scorso 31 agosto, è stata "giustiziato" insieme ad un cittadino turco. L'agenzia Afp ha ricevuto anche un video nel quale un gruppo di terroristi annuncia di aver assassinato "due spie: l'italiano di origine irachena Ayad Anwar Wali, 44 anni e il turco Yalmaz Dabja, di 33 anni".
"L'italiano ha confessato di essere rientrato in Iraq dopo la guerra - recita la rivendicazione - era in Iraq per conto dei servizi segreti israeliani, che volevano acquistare dell'uranio e del mercurio rosso, e per conto dei servizi segreti turchi, che gli hanno chiesto di uccidere il capo dell'Unione patriottica del Kurdistan Jalal Talabani".

Durissimo l'atto di accusa che il fratello dell'ostaggio,
Emad Anwar Wali, ha rivolto al Governo italiano: "Mi mio fratello era considerato un ostaggio di serie B".
"In ogni caso - ha spiegato Emad Wali - mio fratello non era certo una spia né aveva rapporti di alcun tipo con israeliani, turchi o iraniani. Era tornato in Iraq solo per lavorare. Chi lo ha ucciso ha dovuto inventarsi questo pretesto dell'attività di spionaggio e lo ha costretto ad attribuirsela con la minaccia".


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