CENTOMOVIMENTI NEWS - 5 OTTOBRE 2004
Guerra all'Iraq: bufera sull'amministrazione di George W. Bush
REDAZIONE

Le regioni indicate dall'amministrazione di George W. Bush per dichiarare guerra all'Iraq cadono una dopo l'altra. Dopo aver definitivamente appurato che il regime di Bagdad non aveva armi di distruzione di massa, lo staff del presidente è ora costretto ad ammettere che il dittatore non aveva rapporti con l'organizzazione terroristica del "principe del male" Osama Bin Laden.

L'ammissione è stata fatta ieri da Donald Rumsfeld, secondo il quale non esistono "prove formali" di un passato legame tra il numero uno di Al Qaeda e l'ex presidente dell'Iraq.
"A mia conoscenza, non ho mai visto prove forti su un legame tra i due - ha confessato il segretario alla Difesa americano - ho letto un rapporto dei servizi di recente, circa una persona legata ad al Qaeda che era dentro e fuori dall'Iraq: è la più tormentata descrizione del perchè avrebbe potuto avere e perché potrebbe non aver avuto un legame".

Intanto, anche sul fronte militare divampano le polemiche. L'opinione pubblica americana si chiede come sia stato possibile per l'esercito a "stelle e strisce" ottenere un successo così rapido e schiacciante nel conflitto per poi impantanarsi nel dopo guerra.
"Non abbiamo mai avuto sufficienti forze di terra - ha ieri accusato l'ex governatore degli Stati Uniti in Iraq, Paul Bremer - e non abbiamo pertanto potuto evitare, dopo la caduta del regime, i saccheggi in tutto il paese. Abbiamo pagato un prezzo alto per non averli fermati dato che si è stabilita un'atmosfera di illegalità".

Infine, a completare una giornata tutt'altro che felice per la Casa Bianca, ieri è nuovamente tornato di attualità il problema della violazione dei diritti delle persone rinchiuse nel carcere di Guantanamo.
Secondo il generale statunitense Martin Lucenti, che ha parlato con i giornalisti del "Financial Times", la giustizia militare Usa non ha prove a sufficienza per processare i detenuti del penitenziario "cubano".
L'alto ufficiale ha anche rivelato che la maggior parte dei 550 prigionieri attualmente presenti nella base, sarà rilasciata (e rimpatriata) senza mai finire davanti ad un giudice.

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