"E'
chiaro che da parte di Saddam c'era tutta l'intenzione di produrre
armi non convenzionali e che lui non aveva nessuna intenzione di
rispettare le risoluzioni dell'Onu".
Con queste parole due giorni fa il primo ministro britannico Tony
Blair aveva commentato il rapporto della Cia sulle armi di
distruzione di massa di Saddam Hussein.
Il rapporto preparato da Charles Duelfer, il capo squadra degli
ispettori americani incaricati di individuare gli arsenali
proibiti in Iraq, chiarisce che il regime del rais non aveva a
disposizione armi chimiche o batteriologiche, ma aggiunge che il
presidente dell'Iraq utilizzava parte del denaro che gli arrivava
dall'Onu in base al programma "Petrolio in cambio di cibo" per
sviluppare la sua tecnologia militare.
"Non troveremo mai gli arsenali - si legge nella relazione - ma il
dittatore manteneva chiaramente l'ambizione di sviluppare armi di
sterminio".
E, dopo l'inquilino di Downing street, anche il presidente Usa
George Bush ha offerto la sua interpretazione del rapporto.
"Saddam era pronto a riprendere i programmi sulle armi di
sterminio appena il mondo si fosse voltato da un'altra parte - ha
affermato - sulla base di tutte le informazioni che abbiamo oggi,
credo che abbiamo avuto ragione a prendere l'iniziativa (quella di
invadere l'Iraq, ndr). L'America è più sicura oggi con Saddam
Hussein in prigione".
Ma per il candidato democratico alla Casa Bianca, John Kerry, la
relazione di Duelfer altro non è che "la prova definitiva che G.
W. Bush non deve essere rieletto".
"Il presidente non dice la verità agli americani sull'Iraq - ha
spiegato - lui e il suo vice Dick Cheney sono forse le uniche
persone su questo pianeta a non rendersi conto di come stanno le
cose nel paese arabo".
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