"Approvare
il Lodo Schifani è stato un errore". Il presidente della
commissione Giustizia della Camera, nonché avvocato personale di
Silvio Berlusconi, Onorevole Gaetano Pecorella, ha gettato la
spugna, ammettendo che la legge che garantiva l'impunità alle
cinque più alte cariche dello Stato, approvata dal centrodestra
nel giugno 2003, è stata uno sbaglio.
Aveva visto giusto l'opposizione, ammette indirettamente il
parlamentare, soprattutto quei partiti promotori di un referendum
abrogativo per la norma in questione.
E, a maggior ragione, avevano visto giusto i Giudici della Corte
Costituzionale, che nel gennaio 2004 cancellarono la norma perchè
in palese contrasto con la Carta fondamentale: "Quel
provvedimento, poi dichiarato incostituzionale - ha spiegato il
legale - in alcune parti effettivamente lo era".
Ma c'è di più: Pecorella si è spinto oltre, arrivando ad ammettere
ciò che in passato la Casa delle Libertà aveva sempre negato, il
Lodo Schifani non fu varato per l'interesse della comunità, ma per
salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi.
La norma, ha infatti confessato il deputato forzista, "doveva
consentire al presidente del Consiglio di governare per sei mesi
(quelli della presidenza di turno dell'Ue, ndr)".
"Non è mai troppo tardi - ha commentato il segretario
dell'Associazione nazionale magistrati Carlo Fucci - l'Anm aveva
gridato ai quattro venti dell'incostituzionalità di quella legge;
e ciò indipendentemente dal fine noto a tutti, richiamato oggi
dall'Onorevole Pecorella, per il quale la legge veniva approvata".
Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario di Unità per la
Costituzione Fabio Roia, secondo il quale la dichiarazione di
Pecorella "può far ben sperare nel futuro, nel senso che
iniziative del genere non accadano più".
"A proposito di questa e di altre leggi - ha aggiunto il Giudice -
l'ammissione di Pecorella deve portare a due conseguenze: la prima
è che per la riforma dell'ordinamento giudiziario non vengano
fatti errori di costituzionalità; la seconda è che le leggi siano
fatte per interessi diffusi e pubblici".
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