CENTOMOVIMENTI NEWS - 14 OTTOBRE 2004
Blair difende la guerra in Iraq: "Non chiederò scusa"
REDAZIONE

Chiedere scusa? Il primo ministro britannico Tony Blair non ci pensa nemmeno. Il premier è disposto a chiedere perdono su diverse questioni più o meno marginali, ma sulla scelta di invadere l'Iraq non ha intenzione di indietreggiare di un passo. Nessun mea culpa, la guerra è stata giusta, legittima e necessaria.
Il leader laburista ha ribadito il suo punto di vista in occasione del Question Times alla Camera dei Comuni. Lo spunto gli è stato offerto da Michael Howard, capo del partito dei Conservatori, che lo ha sollecitato a domandare scusa ai cittadini del Regno Unito per aver trascinato il Paese in una guerra non necessaria.
"Né adesso né mai chiederò scusa per una guerra che era giusta allora ed è giusta adesso - ha subito replicato Blair - posso chiedere scusa per ogni informazione data in buona fede che successivamente si è dimostrata sbagliata (il riferimento è alle armi di sterminio del regime, ndr), ma non chiederò scusa per aver rimosso Saddam Hussein, una scelta essenziale per una sicurezza più ampia di tutta la regione e del mondo".

Parole analoghe erano state pronunciate da Blair pochi giorni fa, quando commentò il rapporto della Cia sulle armi di distruzione di massa del regime iracheno.
"E' chiaro che da parte di Saddam c'era tutta l'intenzione di produrre armi non convenzionali - aveva spiegato - e che lui non aveva nessuna intenzione di rispettare le risoluzioni dell'Onu".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente americano George Bush, secondo il quale "Saddam era pronto a riprendere i programmi sulle armi di sterminio appena il mondo si fosse voltato da un'altra parte".
"Sulla base di tutte le informazioni che abbiamo oggi, credo che abbiamo avuto ragione a prendere l'iniziativa (quella di invadere l'Iraq, ndr) - aveva concluso - l'America è più sicura oggi con Saddam Hussein in prigione".

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