Giulio
Andreotti è assolto dall'accusa di mafia, ma resta ancora per lui
la macchia della prescrizione. Rigettando i ricorsi di accusa e
difesa, la sentenza della Cassazione oggi ha confermato il
verdetto della Corte d'appello di Palermo e ha condannato il
senatore a vita al pagamento delle spese processuali. Dunque per i
fatti successivi al 1982 Andreotti è assolto dall'accusa di
associazione mafiosa. Ma è anche confermata, per i fatti
precedenti alla primavera dell' '80, la prescrizione sancita in
Appello: "Il reato di associazione per delinquere, commesso fino
alla primavera del 1980, è estinto per la prescrizione" citava
testualmente la sentenza emessa il 2 maggio 2003.
Per avere un quadro più preciso bisognerà comunque attendere le
motivazioni del verdetto odierno, che potrebbero anche modificare
il dispositivo relativo al non doversi procedere nei confronti di
Andreotti per l'intervenuta prescrizione con un dispositivo in
senso migliorativo. Oppure lasciare intatta la sentenza d'appello
e di conseguenza quella grave "macchia" che la difesa Andreotti
puntava a spazzare via. In ogni caso il verdetto della Cassazione,
arrivato dopo solo due ore di camera di consiglio, segna l'epilogo
del caso giudiziario forse più importante della storia del nostro
Paese, che per undici anni ha visto sul banco degli imputati il
sette volte presidente del Consiglio.
"Ottimo" è stato il commento a caldo di Andreotti. ''Va benissimo
anche questo verdetto -ha aggiunto l'avvocato Giulia Bongiorno -
il nostro primo obiettivo era infatti quello di mettere la parola
fine ad un processo che va avanti da 11 anni. E poi bisogna
guardare al risultato che è finito con una sentenza assolutoria''.
Il sostituto procuratore generale di Palermo Daniela Giglio, che
sosteneva l'accusa nel processo d'Appello, ha invece affermato:
''Siamo soddisfatti per la sentenza della Cassazione che ha
legittimato l'esercizio dell'azione penale. La conferma del
dispositivo emesso dai giudici d'appello vede l'assoluzione
relativa al reato contestato dagli anni '80 in poi, mentre viene
confermata la prescrizione per il reato, di associazione a
delinquere, per fatti antecedenti agli anni '80". Sollevato il
presidente della Corte d'Appello Salvatore Scaduti: "Finalmente la
sentenza Andreotti della Corte di Cassazione pone fine a una serie
interminabile di polemiche scoppiate dopo la pronuncia della mia
sentenza dello scorso anno".
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