CENTOMOVIMENTI NEWS - 21 OTTOBRE 2004
Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Michele Santoro e Marco Travaglio stasera in tv
STEFANO SANTACHIARA

Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Michele Santoro e Marco Travaglio stasera in televisione, tutti assieme.
Lo squarcio di luce nel muro di gomma del regime mediatico è opera di un circuito di emittenti collegate a Europa7 e Telelombardia, che riprenderanno in diretta "Il fantasma della verità", ossia il dibattito che si terrà a Roma all'Ambra Jovinelli dalle 21. Occasione è la presentazione del nuovo libro di Marco Travaglio e Peter Gomez, "Regime" (Rizzoli Bar) già 40.000 copie vendute in pochi giorni. Un libro-inchiesta che mette in fila, analizza, e svela i retroscena dei tanti, troppi casi di censura nell'Italia del monopolio, al 53esimo posto nelle classifiche internazionali sulla libertà d'informazione.

Dal diktat bulgaro di Berlusconi che portò alla cacciata di Santoro (da due anni in attesa del reintegro imposto alla Rai dal Tribunale), Daniele Luttazzi e soprattutto di Enzo Biagi, 40 anni di storia Rai cancellati dopo l"uso criminoso fatto della tv pubblica" attraverso due interviste a due illustri brigatisti rossi: Benigni e Montanelli. Alla "sospensione" ad eternum del programma di Sabina Guzzanti, sommersa da querele miliardarie e accusata dall'aennino Buonatesta di diffamazione, salvo poi, sancita dai giudici la veridicità assoluta delle cose dette, venire incolpata dallo stesso genio "di fare informazione in un programma di satira".
Tragicommedia da regimetto. Che censura preventivamente e in automatico grazie a direttori più realisti del re, come nel caso di Massimo Fini, bloccato (parola di Marano) da un veto prima della messa in onda di "Cyrano", e di Paolo Rossi, colpevole di aver tradotto un brano di quel comunista di Tucidide, scritto giusto duemilacinquecento anni fa.

Ma i grotteschi salti mortali e il carattere cialtronesco dei cortigiani non traggano in inganno. Applicata alla televisione la massima di Mao, "colpirne uno (tre, nell'editto di Sofia) per educarne 100", ora ci troviamo nella fase finale della sistematica intimidazione del dissenso, con l'etere infestata da servi proni a tutto e le bugie quotidiane sparate a reti unificate.
Le storie di ordinaria censura si intersecano con una desertificazione generale del servizio pubblico in ossequio al principio di "demeritocrazia", dove chi fa programmi vincenti è soppiantato da gente alla Socci e non trova spazio altrove.
Un mix letale, inimmaginabile in nessuna delle democrazie occidentali, proprio perchè stravolge la regola base del libero mercato. Eterni invece i Bruno Vespa, i Mensurati, le Anna La Rosa, gli ambidestri che si vantano di essere lottizzati ed esibiscono con fierezza un servilismo elevato a metodo, scambiandolo per imparzialità.

Così come partecipano ancora a trasmissioni giornalisti di sinistra stile Palombelli e Lucia Annunziata, il che dimostra come la questione non sia riconducibile a schemi partitici. Tra i censurati infatti, oltre al già citato Fini, troviamo Montanelli, Biagi, Oliviero Beha, entrato in Rai in quota Lega ma reo di smascherare le "marchette" televisive, e per la carta stampata il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli (nel libro il dettagliato resoconto di 3 anni di disgustose pressioni). Tutti moderati, così come i più fieri oppositori del governo sono oggi vecchi liberali, in testa il professor Giovanni Sartori.
Il repulisti catodico dunque non riguarda i giornalisti di sinistra, ma quelli liberi. Perché il regime mediatico tollera gli oppositori politici, regolarmente invitati come foglie di fico nel salotto di Vespa e coerenti alle precedenti logiche lottizzatorie, ma teme le domande. Chiedersi se è un regime, ad esempio, ascrive automaticamente alla categoria dei demonizzatori. Ma se il termine è opinabile in riferimento al Ventennio, certo non può essere considerato democrazia un Paese dove il premier è anche detentore del monopolio dell'informazione e di una concentrazione d'interessi senza precedenti. E dove dalla famosa intervista di Luttazzi a Travaglio di marzo 2001 non passano più quelle domande che terrorizzano Berlusconi come la Criptonite Superman.

I primi miliardi versati sui conti Fininvest di tuttora ignota provenienza, il ricorso a società offshore e a prestanome, lo stalliere mafioso della villa di Arcore, la telefonata in cui lo stesso Mangano e Marcello Dell'Utri parlano di "cavalli da consegnare in albergo" (in gergo mafioso, lo ha sancito il maxiprocesso, i "cavalli sono partite di droga") come raccontato da Paolo Borsellino nella sua ultima intervista. E poi, sempre bollino rosso, la vera storia delle tv e i legami con Craxi, le prescrizioni e i processi in corso, o quelli sospesi in Italia e in Spagna da leggi ad hoc. Domande che sarebbero lecite, anzi doverose, in qualsiasi democrazia degna di tal nome. Un Paese in cui ogni elettore può attingere a tutti gli elementi utili per farsi un opinione sui candidati, mentre oggi in Italia le notizie sono aggirate o manipolate. La post-fazione è del censurato storico Beppe Grillo: "I grandi personaggi, anche nel male, ti fanno i complimenti in pubblico e poi te lo mettono in quel posto in privato, a tempo debito.
A freddo. Sono i mediocri, gli ometti che cadono nella trappola delle epurazioni, delle censure sfacciate e brutali, addirittura preannunciate dalla Bulgaria. Sono i poveracci, che si sentono deboli e insicuri.
I Grandi Comunicatori che, alla terza volta che vanno in televisione, fanno scappare la gente perché non ne può più. Lasciamoli fare, si stanno auto eliminando da soli. Dopo bisognerà occuparsi delle scorie che avranno lasciato...".

Tra gli ospiti della serata "I fantasmi della verità" anche il giornalista di Repubblica Curzio Maltese, l'ex direttore di Rai Due Carlo Freccero e il direttore de l'Unità Furio Colombo.
Le tv che trasmetteranno la serata sono: Rete7 (Piemonte), Telecittà (Liguria), Telelombardia, Triveneta e Antenna 3 (Veneto), E'tv (Emilia Romagna), Tv Ccentro Marche, Teleregione (Toscana), TvrVoxson (Lazio), NapoliTv (Campania), TvQ e Atv7 (Abruzzo e Molise), Antenna Sud (Puglia), Rtc (Calabria), Teletna (Sicilia).

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