
Abbiamo incontrato Maria Chiara Acciarini,
senatrice dei Democratici di sinistra, da poco rientrata da una missione
nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, che è stato al centro
delle polemiche la scorsa settimana a causa delle modalità brutali con
cui le autorità italiane davano esecuzione alle espulsioni di immigrati
clandestinamente arrivati nel nostro Paese.
Ci spieghi cosa l’ha
spinta a toccare con mano una realtà così scomoda, di cui forse gli
italiani non amano sentir parlare e cui il governo non ha interesse a
dare eccessiva risonanza, come ha dimostrato il silenzio dei mass media
nei giorni scorsi.
La televisione italiana è stata effettivamente la grande assente in
tutta questa vicenda. A Lampedusa c’erano le troups della Bbc e della Tv
francese, mentre per la televisione di Stato era presente solo Rai
educational. Io ho deciso di andare a Lampedusa sotto la spinta di due
motivazioni. La prima è di carattere generale e riguarda l’attività che
in qualità di parlamentare sto svolgendo insieme ad alcuni miei
colleghi, deputati e senatori dell’opposizione, tesa a verificare le
condizioni di vita e di soggiorno degli ospiti dei centri di prima
accoglienza (di cui fa parte il centro di Lampedusa) e quelli di
permanenza temporanea. La mia indagine è iniziata, come è logico, dal
centro di Torino, la mia città, ma il gruppo di lavoro di cui faccio
parte ha visitato tutti i centri italiani in modo abbastanza
sistematico. Ci siamo dotati di un vero e proprio vademecum e di
questionari standard da somministrare all’interno dei centri.
Ma c’è anche una ragione più specifica che mi ha spinto ad andare a
Lampedusa. Abbiamo capito subito che in quel centro stava accadendo
qualcosa di straordinario e questa consapevolezza ha persuaso me e la
senatrice De Zulueta a verificare personalmente.
Che esito avrà a livello istituzionale quest’attività di indagine e di
monitoraggio?
L’insieme delle informazioni raccolte probabilmente darà vita ad una
pubblicazione e naturalmente verrà utilizzato per tutta una serie di
atti parlamentari (mozioni, interrogazioni, interpellanze ecc.). D’altra
parte abbiamo già presentato un’interrogazione e un’interpellanza su
quanto accaduto a Lampedusa.
Abbiamo letto le dichiarazioni del Vice Presidente della Costa D’Avorio
che si è detto scioccato da quanto ha visto accadere a Lampedusa. Quale
delle cose che ha visto l’ha più indignata, offesa?
Purtroppo quasi tutto. Voglio però prima fare una premessa: la legge che
ha istituito i centri di prima accoglienza nel nostro Paese è stata
approvata dai governi di centrosinistra ed io stessa l’ho votata. C’è da
dire però che la Legge Bossi-Fini in parte ha modificato quella
disciplina aumentando la durata del trattenimento. La nostra legge
prevedeva un massimo di 20 giorni di trattenimento che la nuova
normativa ha portato a 30 prorogabili di altri 30. In pratica dunque una
persona può essere trattenuta in un campo per due mesi. Per questa e per
altre ragioni queste strutture stanno dimostrando di non saper
rispondere alle esigenze per cui erano state istituite. Per questo
ritengo che sia giunto il momento di riformare completamente la
disciplina dei centri. Bisognerebbe predisporre delle strutture di
accoglienza vera e propria. Oggi i nostri centri sono realtà nelle quali
si configura sempre più nettamente per gli “ospiti” una forma di
detenzione. Mentre non si deve dimenticare che stiamo parlando di
persone che non hanno subito alcuna condanna. L’unica colpa che hanno è
quella di aver tentato di entrare nel nostro Paese sfuggendo alla realtà
drammatica in cui vivevano.
Naturalmente ogni centro e diverso dall’altro, ma in tutti abbiamo
registrato gravi violazioni dei diritti umani. In nessun caso i diritti
fondamentali dell’individuo sono rispettati, a partire dal diritto ad
essere informati e a comunicare con l’esterno. Il centro di Torino, ad
esempio, è costituito da container con sbarre: una volta ebbi a dire, e
lo ribadisco, che se avessi dovuto scegliere tra passare una notte alle
Molinette (il carcere di Torino ndr) o nel centro avrei scelto
senz’altro le Molinette. Freddo d’inverno e caldo d’estate all’interno
di container fatiscenti che in alcuni casi sono gli stessi utilizzati
per il terremoto dell’Irpinia. E poi topi dappertutto.
Quello di Lampedusa non è diverso dagli altri centri, ma in quei giorni
drammatici ai disagi “ordinari” si sono aggiunti tutti quelli che si
possono immaginare quando in una struttura predisposta ad accogliere 200
persone ne arrivano 1200. La situazione era chiaramente ingestibile. Al
mio arrivo la maggior parte degli immigrati era già stata portata via,
eppure, da ciò che ho visto, ho potuto immaginare perfettamente ciò che
era accaduto nei giorni precedenti. In tutto il campo ci sono 13 wc, già
pochi per le esigenze di 200 persone, si immagini per 1200! Per tutto il
tempo del soggiorno non è stata distribuita biancheria. Gli immigrati
dormivano su materassini di gommapiuma malandati e sudici, senza
lenzuola e coperte. Nei momenti di maggior affollamento, non c’erano
neppure i materassini. È una cosa che indigna ancora di più se si pensa
che l’Italia, paese del G8, riesce a portare un ospedale da campo a
Bagdhad.
Negli ultimi mesi sono venuti al pettine diversi nodi. Accanto ai
clandestini ci sono i cosiddetti ADM (in attesa di determinazione
ministeriale), gli invisibili. Sembra insomma che la Bossi-Fini abbia
fatto precipitare tutta la situazione dell’immigrazione…
La Bossi-Fini dimostra ogni giorno il suo drammatico fallimento. Il
governo ha scelto l’approccio punitivo e detentivo nei confronti di chi
arriva nel nostro Paese. Tra l’altro vorrei che fosse chiaro che questa
politica costa allo Stato e ai contribuenti un sacco di soldi. I costi
sono variabili e dipendono generalmente dalle convenzioni che i singoli
centri stipulano con associazioni e società di servizi, ma in media
ciascun “ospite” di un centro costa allo Stato da 30 a 90 euro. Per
questa cifra si deve pretendere un trattamento dignitoso. Gli
investimenti ci sono, ma andrebbero indirizzati correttamente. La Legge
finanziaria del 2004 ha destinato ben 105 milioni di euro alla gestione
dei centri d’accoglienza esistenti e 25 milioni alla creazione di nuovi
centri. Solo 11 i milioni investiti invece per l’assistenza agli
stranieri e per il Programma nazionale d’asilo. I costi di cui ho
parlato, oltretutto, non tengono conto di quelli del personale di
pubblica sicurezza impiegato all’interno dei centri.
Negli ultimi anni, il tema della sicurezza in generale e della lotta al
terrorismo in particolare, ha finito per innestarsi su quello già
complesso dell’immigrazione, come dimostrano le misure proposte dal
vertice dei ministri dell’Interno dei paesi del G5 appena conclusosi a
Firenze: impronte digitali sui passaporti ed espulsione dell’immigrato
sulla base di un semplice sospetto. Cosa ne pensa?
Non so se queste misure riusciranno a rendere la vita difficile ai
terroristi, ma certamente la renderanno impossibile alle persone oneste.
La lotta al terrorismo è certamente una priorità, ma si deve puntare
sull’intelligence e sugli strumenti investigativi mirati. Un approccio
repressivo e punitivo, che ha per oggetto un fenomeno di massa come
quello dell’immigrazione, rischia di penalizzare proprio coloro che
vogliono solo lavorare e finisce spesso per lasciar passare tra le
maglie del sistema i soggetti realmente pericolosi. L’immigrazione è una
realtà del nostro tempo, un fenomeno con cui si deve convivere e il
primo passo è far sì che ogni persona che arriva in Europa si senta
trattata da essere umano.
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