CENTOMOVIMENTI NEWS - 22 OTTOBRE 2004
Immigrazione, Chiara Acciarini: "Ecco cosa ho visto a Lampedusa"
INTERVISTA ESCLUSIVA A CHIARA ACCIARINI - A CURA DI MARCELLA MARCELLI

Abbiamo incontrato Maria Chiara Acciarini, senatrice dei Democratici di sinistra, da poco rientrata da una missione nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, che è stato al centro delle polemiche la scorsa settimana a causa delle modalità brutali con cui le autorità italiane davano esecuzione alle espulsioni di immigrati clandestinamente arrivati nel nostro Paese.

Ci spieghi cosa l’ha spinta a toccare con mano una realtà così scomoda, di cui forse gli italiani non amano sentir parlare e cui il governo non ha interesse a dare eccessiva risonanza, come ha dimostrato il silenzio dei mass media nei giorni scorsi.
La televisione italiana è stata effettivamente la grande assente in tutta questa vicenda. A Lampedusa c’erano le troups della Bbc e della Tv francese, mentre per la televisione di Stato era presente solo Rai educational. Io ho deciso di andare a Lampedusa sotto la spinta di due motivazioni. La prima è di carattere generale e riguarda l’attività che in qualità di parlamentare sto svolgendo insieme ad alcuni miei colleghi, deputati e senatori dell’opposizione, tesa a verificare le condizioni di vita e di soggiorno degli ospiti dei centri di prima accoglienza (di cui fa parte il centro di Lampedusa) e quelli di permanenza temporanea. La mia indagine è iniziata, come è logico, dal centro di Torino, la mia città, ma il gruppo di lavoro di cui faccio parte ha visitato tutti i centri italiani in modo abbastanza sistematico. Ci siamo dotati di un vero e proprio vademecum e di questionari standard da somministrare all’interno dei centri.
Ma c’è anche una ragione più specifica che mi ha spinto ad andare a Lampedusa. Abbiamo capito subito che in quel centro stava accadendo qualcosa di straordinario e questa consapevolezza ha persuaso me e la senatrice De Zulueta a verificare personalmente.


Che esito avrà a livello istituzionale quest’attività di indagine e di monitoraggio?

L’insieme delle informazioni raccolte probabilmente darà vita ad una pubblicazione e naturalmente verrà utilizzato per tutta una serie di atti parlamentari (mozioni, interrogazioni, interpellanze ecc.). D’altra parte abbiamo già presentato un’interrogazione e un’interpellanza su quanto accaduto a Lampedusa.

Abbiamo letto le dichiarazioni del Vice Presidente della Costa D’Avorio che si è detto scioccato da quanto ha visto accadere a Lampedusa. Quale delle cose che ha visto l’ha più indignata, offesa?

Purtroppo quasi tutto. Voglio però prima fare una premessa: la legge che ha istituito i centri di prima accoglienza nel nostro Paese è stata approvata dai governi di centrosinistra ed io stessa l’ho votata. C’è da dire però che la Legge Bossi-Fini in parte ha modificato quella disciplina aumentando la durata del trattenimento. La nostra legge prevedeva un massimo di 20 giorni di trattenimento che la nuova normativa ha portato a 30 prorogabili di altri 30. In pratica dunque una persona può essere trattenuta in un campo per due mesi. Per questa e per altre ragioni queste strutture stanno dimostrando di non saper rispondere alle esigenze per cui erano state istituite. Per questo ritengo che sia giunto il momento di riformare completamente la disciplina dei centri. Bisognerebbe predisporre delle strutture di accoglienza vera e propria. Oggi i nostri centri sono realtà nelle quali si configura sempre più nettamente per gli “ospiti” una forma di detenzione. Mentre non si deve dimenticare che stiamo parlando di persone che non hanno subito alcuna condanna. L’unica colpa che hanno è quella di aver tentato di entrare nel nostro Paese sfuggendo alla realtà drammatica in cui vivevano.
Naturalmente ogni centro e diverso dall’altro, ma in tutti abbiamo registrato gravi violazioni dei diritti umani. In nessun caso i diritti fondamentali dell’individuo sono rispettati, a partire dal diritto ad essere informati e a comunicare con l’esterno. Il centro di Torino, ad esempio, è costituito da container con sbarre: una volta ebbi a dire, e lo ribadisco, che se avessi dovuto scegliere tra passare una notte alle Molinette (il carcere di Torino ndr) o nel centro avrei scelto senz’altro le Molinette. Freddo d’inverno e caldo d’estate all’interno di container fatiscenti che in alcuni casi sono gli stessi utilizzati per il terremoto dell’Irpinia. E poi topi dappertutto.
Quello di Lampedusa non è diverso dagli altri centri, ma in quei giorni drammatici ai disagi “ordinari” si sono aggiunti tutti quelli che si possono immaginare quando in una struttura predisposta ad accogliere 200 persone ne arrivano 1200. La situazione era chiaramente ingestibile. Al mio arrivo la maggior parte degli immigrati era già stata portata via, eppure, da ciò che ho visto, ho potuto immaginare perfettamente ciò che era accaduto nei giorni precedenti. In tutto il campo ci sono 13 wc, già pochi per le esigenze di 200 persone, si immagini per 1200! Per tutto il tempo del soggiorno non è stata distribuita biancheria. Gli immigrati dormivano su materassini di gommapiuma malandati e sudici, senza lenzuola e coperte. Nei momenti di maggior affollamento, non c’erano neppure i materassini. È una cosa che indigna ancora di più se si pensa che l’Italia, paese del G8, riesce a portare un ospedale da campo a Bagdhad.


Negli ultimi mesi sono venuti al pettine diversi nodi. Accanto ai clandestini ci sono i cosiddetti ADM (in attesa di determinazione ministeriale), gli invisibili. Sembra insomma che la Bossi-Fini abbia fatto precipitare tutta la situazione dell’immigrazione…

La Bossi-Fini dimostra ogni giorno il suo drammatico fallimento. Il governo ha scelto l’approccio punitivo e detentivo nei confronti di chi arriva nel nostro Paese. Tra l’altro vorrei che fosse chiaro che questa politica costa allo Stato e ai contribuenti un sacco di soldi. I costi sono variabili e dipendono generalmente dalle convenzioni che i singoli centri stipulano con associazioni e società di servizi, ma in media ciascun “ospite” di un centro costa allo Stato da 30 a 90 euro. Per questa cifra si deve pretendere un trattamento dignitoso. Gli investimenti ci sono, ma andrebbero indirizzati correttamente. La Legge finanziaria del 2004 ha destinato ben 105 milioni di euro alla gestione dei centri d’accoglienza esistenti e 25 milioni alla creazione di nuovi centri. Solo 11 i milioni investiti invece per l’assistenza agli stranieri e per il Programma nazionale d’asilo. I costi di cui ho parlato, oltretutto, non tengono conto di quelli del personale di pubblica sicurezza impiegato all’interno dei centri.


Negli ultimi anni, il tema della sicurezza in generale e della lotta al terrorismo in particolare, ha finito per innestarsi su quello già complesso dell’immigrazione, come dimostrano le misure proposte dal vertice dei ministri dell’Interno dei paesi del G5 appena conclusosi a Firenze: impronte digitali sui passaporti ed espulsione dell’immigrato sulla base di un semplice sospetto. Cosa ne pensa?

Non so se queste misure riusciranno a rendere la vita difficile ai terroristi, ma certamente la renderanno impossibile alle persone oneste. La lotta al terrorismo è certamente una priorità, ma si deve puntare sull’intelligence e sugli strumenti investigativi mirati. Un approccio repressivo e punitivo, che ha per oggetto un fenomeno di massa come quello dell’immigrazione, rischia di penalizzare proprio coloro che vogliono solo lavorare e finisce spesso per lasciar passare tra le maglie del sistema i soggetti realmente pericolosi. L’immigrazione è una realtà del nostro tempo, un fenomeno con cui si deve convivere e il primo passo è far sì che ogni persona che arriva in Europa si senta trattata da essere umano.

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