Gli
Stati Uniti hanno deciso di passare dalle parole ai fatti e, dopo
aver criticato a più riprese le modalità "più che sospette" di una
recente consultazione elettorale, hanno provveduto ad infliggere
alla Bielorussia delle pesanti sanzioni economiche.
Domenica scorsa i cittadini dell'ex repubblica sovietica si sono
recati alle urne per decidere se concedere o meno all'attuale
presidente Aleksandr Lukashenko di potersi ricandidare per un
numero illimitato di mandati. Prima della tornata i sondaggi
davano il fronte del "no" come probabile vincitore, ma alla fine
il fronte del "sì" si è imposto con quasi l'ottanta per cento dei
voti. Un referendum macchiato da palesi irregolarità, denunciate
dalle opposizioni interne, ma anche da gran parte della comunità
internazionale. Se per la Russia la consultazione si era svolta in
maniera regolare, Stati Uniti ed Unione europea aveva definito
"fasullo" il verdetto delle urne.
La Casa Bianca, su richiesta del Congresso statunitense, ha optato
per la linea dura. L'amministrazione repubblicana si è mossa anche
a seguito delle violenze messe in atto in questi giorni dalla
polizia contro i manifestanti che contestavano l'esito delle
elezioni. Inoltre Veronika Cerkasova, una giornalista che scriveva
su un periodico di un partito delle opposizioni, è stata
assassinata in circostanze sospette.
Il Governo di Minsk ha protestato duramente per la decisione
americana di mettere in atto le sanzioni economiche.
"E' un gesto vistosamente ostile - si legge in una nota del
Ministero degli esteri bielorusso - la responsabilità per
l'aggravamento dei rapporti bilaterali ricade interamente sugli
Stati Uniti".
L'Esecutivo della repubblica slava ha anche annunciato che "si
riserva il diritto di prendere misure di risposta contro i
tentativi di diktat e pressione da parte degli Stati Uniti".
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