"La
questione del pluralismo è per noi fondamentale". Il direttore
generale della Rai Flavio Cattaneo ha replicato così ad un
contestatore che lo aveva interpellato a proposito delle epurazioni
di Michele Santoro ed Enzo Biagi dalla tv Stato.
"Questa amministrazione non ha mai censurato nessuno, neppure la
Guzzanti - ha assicurato Cattaneo - né Santoro né Biagi hanno mai
subito censura. Lo stesso Biagi quindici giorni fa ha partecipato
a una trasmissione della Rai dove ha potuto parlare liberamente".
Ma, poche ore dopo queste dichiarazioni, una nuova polemica si è
abbattuta sulla televisione pubblica. Le opposizioni, infatti,
hanno ancora una volta puntato il dito contro il Tg1, responsabile
di aver concesso, nell'edizione delle 20 di ieri, ampio spazio
all'intervento che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
ha tenuto durante una manifestazione di Forza italia ad Ischia.
"È inaccettabile la disparità di trattamento che il TG1 di questa
sera ha riservato alle esternazioni elettorali di Berlusconi
rispetto al centrosinistra - hanno accusato Giampaolo D'Andrea
(Margherita), Giancarlo Pagliarulo (Comunisti Italiani), Valerio
Calzolaio (Ds), Loredana De Petris (Verdi), Alfonso Gianni (Prc) e
Antonello Falomi (Riformatori per l'Ulivo) - l'edizione serale del
primo telegiornale del servizio pubblico si è aperta con un
lunghissimo servizio dedicato al tour elettorale a Ischia del
Presidente del Consiglio, senza alcun contraddittorio".
Per la verità la redazione di Mimun ha mandato in onda anche un
servizio contenente le repliche delle opposizioni, un servizio che
si è però chiuso con le reazioni della maggioranza.
Numeri alla mano, la differenza di spazio offerto ai due
schieramenti, è schiacciante.
"Basti pensare che, ad esempio, mentre a Rutelli venivano concessi
7 secondi in voce, Berlusconi ha parlato per ben 54 secondi -
hanno aggiunto gli esponenti del centrosinistra - la differenza di
trattamento tra centrodestra e opposizione, a poche ore dal voto
nelle suppletive, è gravissima, dal momento che le dichiarazioni
di Berlusconi erano elettorali e non istituzionali".
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