La
procura militare israeliana ha deciso di arrestare il capitano
della "Brigata Givati" responsabile della morte di Ayman al Hamas,
la bambina palestinese uccisa lo scorso 5 di ottobre con una
ferocia inaudita. Erano stati gli stessi componenti della Brigata
a denunciare alla stampa e alle autorità il crimine del loro
comandante, un racconto che aveva suscitato orrore in Israele e
nel mondo.
L'episodio era avvenuto a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza:
la ragazza, appena tredicenne, si era avvicinata ad un avamposto
senza rispettare l'alt dei militari dello Stato ebraico. Temendo
che fosse in procinto di compiere un attentato kamikaze, i soldati
aprirono il fuoco, facendola stramazzare a terra. A quel punto il
comandante della Brigata si era avvicinato alla giovane,
probabilmente ancora in vita, sparandole due colpi a bruciapelo
alla testa. Non ancora soddisfatto, aveva scaricato sul cadavere
l'intero caricatore del suo fucile-mitragliatore.
"La sua presenza tra noi è una vergogna, ci sentiamo degradati al
livello di belve umane - avevano spiegato i militari testimoni del
delitto parlando con la radio militare israeliana - quando si è
avvicinato al corpo gli abbiamo gridato che era una bambina, ma
lui le ha sparato egualmente due colpi da distanza ravvicinata,
poi ha messo il grilletto sulla posizione automatica ed ha
svuotato il caricatore sul corpo della piccola. Ci tenevamo la
testa fra le mani, non potevamo credere a quanto avevamo visto".
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