L'Assemblea
Generale dell'Onu ha condannato l'embargo commerciale che gli
Stati Uniti d'America sottopongono a Cuba da ormai oltre quattro
decenni.
L'esito della votazione, che non ha comunque alcun valore
vincolante, è stato schiacciante: a favore dell'embargo si sono
espressi solo quattro Paesi (Stati Uniti, Israele, Isole Marshall
e Palau), contro i centosettantanove contrari.
E' la tredicesima volta che le Nazioni Unite si esprimono su
questo argomento, e in tutte le precedenti occasioni il verdetto è
stato lo stesso (mai più di tre Nazioni hanno appoggiato l'azione
americana).
I risultati di queste votazioni (che hanno avuto inizio nel 1992)
non hanno però finora convinto nessuna amministrazione di
Washington a cambiare opinione su questa scottante questione.
E in questi ultimi anni lo staff del presidente George W. Bush ha
addirittura incrementato le misure restrittive ai danni del regime
di Castro.
Lo scorso maggio il presidente aveva persino annunciato l'invio di
nuove risorse economiche alle organizzazioni che proteggono i
dissidenti e misure volte ad incoraggiare i media cubani a
scavalcare la censura al fine di rivelare informazioni ai propri
cittadini.
Inoltre, Bush aveva assegnato alla Commissione per l'Assistenza
all'associazione "Cuba libre" il compito di vagliare, con
l'ausilio di un rapporto di cinquecento pagine in possesso di
Colin Powell, tutti i possibili mezzi di intervento per dare luogo
"al rapido declino della dittatura".
"Noi non stiamo aspettando il giorno della libertà di Cuba, noi
stiamo lavorando per il giorno della libertà di Cuba - aveva
chiarito il Capo di Stato americano - i cubani devono essere al
più presto liberati dalla tirannia e noi accelereremo il giorno in
cui saranno liberi".
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