La
Russia ha oggi presentato agli Stati Uniti una protesta ufficiale
con l'intento di dimostrare a Washington la propria indignazione
per le recenti accuse che un alto esponente del Dipartimento della
Difesa americana ha rivolto al Governo di Mosca in merito al furto
di un'ingente quantità di esplosivo.
La vicenda ha avuto inizio una decina di giorni fa, quando si era
diffusa la notizia che dall'ex Paese di Saddam Hussein erano
sparite 342 tonnellate di esplosivo.
Una vera e propria "patata bollente" per l'amministrazione di
George Bush (arrivata peraltro alla vigilia delle elezioni), che
si era subito preoccupata di rassicurare i cittadini statunitensi
sul fatto che le autorità avrebbero al più presto fatto piena luce
sull'accaduto.
Un paio di giorni fa il vice-sottosegretario alla Difesa John Shaw
aveva rivelato al quotidiano "Washington Times" che il mistero era
quasi risolto: l'esplosivo non sarebbe stato rubato in questi
ultimi mesi, ma sarebbe invece stato trasportato in Russia dai
militari di Mosca ancor prima che la guerra avesse inizio.
Una tesi, quella di John Shaw, che ha fatto indignare non poco il
Governo di Vladimir Putin che, insieme all'Esecutivo francese, era
recentemente stato già tirato in ballo da un rapporto della Cia
per delle presunte attività illecite con il regime di Saddam.
L'ambasciata di Mosca ha espresso "assolute proteste" per questa
"assurda e ridicola" ipotesi.
"Non si può proprio fare altro che considerare dichiarazioni come
questa come spazzatura - ha poi aggiunto il portavoce del
ministero della difesa, Vyacheslav Sedov - posso ufficialmente
confermare che il ministero della Difesa e le organizzazioni che
da questo dipendono non possono aver avuto alcun ruolo nella
scomparsa dell'esplosivo, dato che militari russi hanno lasciato
l'Iraq dodici anni fa".
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