"La
televisione digitale terrestre non è ancora una realtà
completamente operativa; trattasi infatti di una tecnologia
emergente, in fase sperimentale e, pertanto, non ancora
affermatasi compiutamente presso gli utenti finali".
Per questa ragione l'Autorità Garante della Concorrenza e del
Mercato ha condannato, accogliendo un ricorso presentato dal
Movimento Difesa del Cittadino, l'Azienda televisiva Mediaset,
responsabile di aver mandato in onda spot ingannevoli volti a
pubblicizzare i decoder del digitale terrestre.
Il Movimento aveva posto l'accento sul fatto che negli spot "non
si dice ai telespettatori che a fronte dell'acquisto
dell'apparecchio non si ha un servizio garantito e completo nella
fruibilità nell'immediato, ma soltanto la possibilità di aderire
alla sperimentazione del digitale terrestre".
"Inoltre si omette di indicare che i cosiddetti servizi
interattivi dipenderanno dall'utilizzazione della linea telefonica
e quindi saranno onerosi e non gratuiti - si legge in una nota - e
non si precisa che il contributo governativo di 150 euro non è
riconosciuto per tutti i decoder ma solo per alcune tipologie,
dalle quali sono esclusi i modelli più economici che permettono la
sola ricezione dei programmi senza permettere l'interattività".
Sempre a proposito del digitale terrestre, l'Authority si è anche
occupata dei messaggi diffusi da altre emittenti (tra le quali la
Rai e La7) che "presentano un contenuto informativo gravemente
carente per chiarezza e completezza".
Il verdetto è stato emesso durante la seduta del 14 ottobre, ma la
notizia è stata resa nota dal Movimento di Antonio Longo solo con
un comunicato che porta la data di ieri. Il Gruppo Mediaworld
aveva reso noto diversi giorni fa di aver sospeso la campagna
pubblicitaria proprio a causa dell'esposto depositato presso
l'autorità.
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