Se
nelle elezioni del prossimo novembre i cittadini americani
confermeranno la loro fiducia nell'attuale presidente George W.
Bush, gli Stati Uniti sferreranno presto un attacco militare
contro il regime di Teheran.
Lo ha affermato Joseph Cirincione, un esperto in armi di
distruzione di massa che ricopre l'incarico di direttore della "Carnegie
Endowment for International Peace", l'agenzia che si occupa della
non proliferazione atomica nel mondo.
Interpellato dai giornalisti a proposito della "questione
iraniana", Cirincione si è detto convinto che in caso di vittoria
alle urne, John F. Kerry cercherebbe di risolvere gli attriti con
Teheran attraverso le vie diplomatiche, mentre Bush ricorrerebbe
certamente all'uso della forza bellica.
"L'Iran è il prossimo regime sulla lista di quelli da abbattere -
ha aggiunto - poi toccherebbe alla Siria".
Sono ormai in molti a pensare che durante un eventuale secondo
mandato l'amministrazione di Bush riprenderà la strategia di
guerra preventiva per stroncare i Governi di tutti i paesi
appartenenti al cosiddetto "asse del male" (oltre ad Afghanistan,
Iraq, Iran e Siria, anche la Corea del Nord e forse anche il
Sudan).
Lo scorso luglio il quotidiano britannico The Times pubblicò un
articolo nel quale si affermava che "se Bush verrà rieletto,
interverrà molto di più negli affari interni dell'Iran", con
l'intento di destabilizzarne il Governo. Il giornale aveva
aggiunto che Washington stava mettendo a punto un piano militare
per colpire il complesso nucleare iraniano di Bushehr. Un attacco
che potrebbe servire come apripista per una successiva invasione.
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