Prosegue
la tragicommedia del regimetto. Oltre alla satira politica di
Paolo Hendel (stasera sarà ospite, bavagli dell'ultim'ora
permettendo, del programma di Serena Dandini, "Parla con me" ore
23, RaiTre), nel programma di Panariello non si può recitare un
testo di Franca Rame.
E dalla famosa canzone di Fossati "Dedicato" deve sparire la
strofa che dice "ai politici da fiera". E' questo il surreale
diktat imposto a Monica Guerritore, la quale dopo un pomeriggio di
prove a Montecatini ha deciso di andarsene. “Volevo recitare il
monologo di Franca Rame che racconta una donna che ritorna a casa
e fruga nella borsa alla ricerca delle chiavi senza trovarle e
comincia a ricordare tutto quel che ha fatto nella sua giornata
troppa piena. E scopre di aver dimenticato anche il latte, il
figlio..." racconta oggi la Guerritore prima di aggiungere:
"Franca era contentissima, diceva <torno in Rai attraverso di te.
Che dici mi inviteranno?>".
Ma quell'innocuo monologo non andava bene: la logica della censura
ad personam si applica anche in modo indiretto agli assenti.
"Volevo cantare la canzone di Fossati", prosegue Monica
Guerritore, "ma Panariello voleva cantare con me e quindi hanno
fatto scorrere il gobbo con il testo. Quando siamo arrivati alla
strofa che dice "dedicato ai politici da fiera" sul gobbo c'era
invece "dedicato alla faccia che ho stasera". Ho detto è
sbagliato, vi ho portato io il testo, è diverso". Non essendo
presente alle prove nessuno della direzione Rai, forse Monica
Guerritore avrà creduto per un momento di dover improvvisare una
parodia della censura, come i vecchi sketch di Gianni Agus e
Raimondo Vianello dove si depennavano parole come "politici" e
"sesso", ma ben presto si è accorta della grottesca realtà.
Pare infatti che il cuor di leone Giorgio Panariello, che in
comune con Benigni, Pieraccioni, Hendel, Riondino ha solo la terra
d'origine, abbia preferito sostituire le parolette incriminate e
offensive per i nostri optimates: politici da fiera.
Un accostamento terrorizzante per chi nel servizio privato
CensuRai ormai vive sull'orlo di una crisi di nervi.
Pensare alle facce dei poveri censori quando martedì sera a
Ballarò Paolo Hendel ha introdotto la puntata parlando di
Giustizia, avvo-deputati alla Taormina ("Da Cogne a Saddam, la
linea difensiva? E' stato il vicino"), leggi tendenti all'impunità
e inginocchiandosi al cospetto del Ministro Castelli in persona
("Lei ha salterellato al grido di <Chi non salta italiano è>. E'
finlandese, per caso?"). Roba da crisi isterica. Urgeva reazione
uguale e contraria per salvare l'immagine e la posizione
dell'Italia nel mondo, tuttora forte del 53esimo posto in
coabitazione con Panama e subito dietro Paraguay e Ghana nelle
classifiche internazionali sulla libertà d'informazione.
E così la censura del regimetto non lascia, ma raddoppia: in una
sola serata, la serata principe della rete ammiraglia col
programma nazional-popolare più seguito, mette il bavaglio al
comico Hendel e all'attrice Monica Guerritore, che ora si trovano
in buona compagnia con Enzo Biagi, Daniele Luttazzi, Michele
Santoro, Sabina Guzzanti, Ferruccio de Bortoli, Marco Travaglio,
Paolo Rossi, Indro Montanelli, Massimo Fini, Oliviero Beha, Beppe
Grillo e gli altri. Chissà se anche Monica Guerritore rientrerà
nella categoria dei "professionisti del martirio" coniata dal fine
pensatore Aldo Grasso. Come infatti ricordava ieri nell'articolo
"Video e Bavagli" sul Corriere della Sera, si tratterebbe di
coloro che "allestiscono programmi cosi brutti e settari da
cercare apposta un pretesto per giocare a fare le vittime".
Il geniale Grasso applica infatti il cerchiobottismo alla censura,
come se si parlasse di tasse e di pensioni, dipingendo chi fa
censura e chi la subisce (o la denuncia) come opposti estremismi,
equilontani dal buonsenso di ogni buon moderato.
Spremute le meningi, trova anche il tempo per dire: "Buttiamola in
ridere: se c'è una censura significa che c'è ancora scontro,
ancora qualcosa su cui esercitare la censura. C'è un futuro.
Meglio che niente. Meglio che l'indifferenza assoluta. Orribile è
solo il bavaglio spalmato di miele". Non ha colpa: il concetto di
censura è più grande di lui.
LEGGI ANCHE:
HOME PAGE |